I concorsi
I vincitori del concorso 2019/2020
Dodici pagine, di Gaspare Oldrini, scuola Parini di Torrita di Siena

Se mi apri a pagina 1 mi vedi alle prese con due tappi su un tavolino, uno giallo e uno blu, che girano come trottole. A pagina 2 ho messo in gabbia il leone Valdemaro, o sto facendo il bagno insieme al coccodrillo Fosco, oppure sto dormendo con il lemur. Il lemur ha una casa grande, con un maiale nella lavatrice, dei babbuini nella lampada e un orso sul tappeto. A pagina 3 pedalo più veloce della luce sul triciclo, avanti e indietro per il corridoio, con dei nastrini attaccati al manubrio. A pagina 4 non riesco ad appendere il grembiule, perché l'attaccapanni dell'asilo è troppo in alto; non mi piace la carne della mensa, mi piace il riso, ma faccio finta che non mi piaccia, perché al mio amico non gli piace. Disegno su più fogli collegati con lo scotch delle api, che sono puntini, e i fogli collegati aumentano e si estendono fino a pagina 5, dove c'è un'altra serie di disegni, dove Giulia si disintegra e la scritta GIULIA vaga nello spazio e finisce in un buco nero, o viene mitragliata dai raggi laser degli alieni o squarciata da un asteroide. Già a pagina 5 ne so molto di astronomia. A pagina 6 la maestra Rossana gira per í banchi e si arrabbia con il bambino davanti perché non ha fatto il compito. Mi fa paura. Sempre a pagina 6 ci sono interi saggi sui dinosauri, di cui a pagina 12 ancora sono rimaste le tracce. Dai tirannosauri ai diplodochi all'eustreptospondilus. A pagina 7 ci sono i cartoni animati, che dalla Pimpa di pagina 2 si sono evoluti e sono diventati Scooby Doo, Leone il cane fifone, i Dalton. Al campo estivo c'è un certo Maicol che ha nove anni e io sono piccolo, lui è grande e può fare quello che gli pare. Infatti fa quello che gli pare. A pagina 8 sono disegnati un tornado, una nave pirata, un drago sputa fuoco col mento bucato (quindi il fuoco gli esce pure dal mento e brucia gli omini sotto). Vicino a un piccolo fosso tiro dei sassi nell'acqua e ogni volta spero di vedere una nutria, ma non la vedo mai. A pagina 9 sono al ristorante e festeggio il compleanno di nonsopiùchi, i miei compagni telefonano ai fantasmi e poi scappano in bagno per la paura che il fantasma arrivi. A pagina 10 vado a New York e faccio disegni confusi di gatti che saltano in tutte le direzioni. A pagina 11 scopro la nuova scuola media, imparo tante cose e anche a programmare i computer. Eccoci a pagina 12, in fondo non siamo tanto distanti da pagina 1. Non so quanto sarà lungo questo libro, ma se da pagina 1 a pagina 12 sono successe tutte queste cose, chissà che altro mi aspetta...

Il genere horror, di Niccolò Zizzari, scuola di Aradeo

Essendo timoroso di natura, fino ai miei 12 anni, mi rifiutavo a priori di cimentarmi nella lettura degli horror. E poi mi si presentò questo libro si Stephen King, Le notti di Salem: i libri di King intrecciano il bene e il male, sogno e realtà. La narrativa horror, in fondo, è figlia delle paure più antiche e delle contraddizioni dell'animo umano: da una parte la ribellione, la denuncia, dall'altra l'insicurezza del futuro, i traumi dell'infanzia. Tutto può essere orrore, anche la difficoltà interiore di accettare qualcosa. Ed è questo il libro che vorrei essere. Gli Horror che molti criticano rispecchiano paure e orrori nascosti dentro di noi. Il vero orrore sono gli ipocriti, i razzisti, i falsi, quelli senza ideali.

Io in libro, di Sabrina Zaramella, scuola Volta di Battaglia Terme

Io se fossi un libro avrei capitoli disordinati, con frasi a volte non tanto elaborate, disegni fatti in fretta e scarabocchiati, ma alla fine leggibili, perché quando parlo a volte non riesco ad esprimermi tanto bene, ma alla fine riesco a farmi capire. Poi avrei altri capitoli ordinati e con molti disegni precisi. Sarei pieno di domande e pensieri, ma anche di frasi divertenti e scherzose. Parlerei di viaggi, avventure, animali, soprattutto di conigli che sono tenerissimi; di disegni, progetti, invenzioni, musica e sport, perché queste sono le mie passioni, alcune realizzate e altre no. Sarei come un diario pieno di emozioni vissute, con episodi un po' buffi, gioiosi e tristi, pieni di sorprese e sogni. Infatti mi si addice proprio il ruolo di diario, altri libri non mi rappresenterebbero per niente, perché se ci penso, io sono un insieme di libri. Io se fossi un libro sarei molto complicato, perché è questo il modo in cui ragiono e agisco; inoltre sarei unico, come tutti gli altri, perché un libro come me non lo hanno mai scritto.

Se io fossi un libro di Enrico Bonetto, scuola Ghirotti di Vicenza

Se io fossi un libro sarei una favola della buonanotte. Oh, quanti bimbi felici vedrei tra le braccia della mamma e, appena finitomi, non potrebbero fare a meno di dire: - Ancora! E dopo la prima, la seconda e la terza lettura li vedrei addormentarsi in un mondo di cavalieri, draghi e principesse. Gli altri generi di libri vengono letti da ragazzi ed adulti che, dopo, li lasciano nelle librerie ad invecchiare e a prendere polvere per poi sostituirli con i Kindle e i pdf. Invece, essendo una favola, starei sempre sul comodino pronto a far felice il bambino che mi ha comprato, anzi, sarei in una biblioteca in modo da far felici tutti i bambini. La mia biblioteca si troverebbe in un paesino piccolo piccolo così conoscerei i nomi e i caratteri dei bimbi a memoria. Sarebbe tutto un altro mondo, un mondo di amore, gioia e felicità e quando infine sarebbero arrivati nuovi libri e mi avrebbero portato in cooperativa per arrivare in una nuova biblioteca, potrei finalmente dire: -E visse per sempre felice e contento.

Un libro raro, di Laura Cretì, scuola Don Milani di Vigonza

Io, una ragazzina di 12 anni, difficile e sensibile come sono, che libro potrei essere? Credo un libro prezioso, antico, magari scritto a mano, con tante imprecisioni. Un libro che non legge nessuno o quasi; un libro, come si suol dire, per pochi". Per pochi perché è difficile da capire; è da comprendere, analizzare, come se avesse veramente un modo di pensare tutto suo, che non combacia con quello scontato e banale che appartiene al 99% del mondo. Un libro di imprecisioni: quando hai un modo di pensare diverso, commetti tantissimi errori, semplicemente perché non puoi basarti e confortarti nei consigli altrui. Sarei un libro sicuramente intrigante; con tanti intrecci, miscugli di fatti e personaggi che sembrano non essere collegati per niente gli uni con gli altri, ma che capisci, man mano che procedi con la lettura. Un libro di poche pagine che si fa presto a leggere, ma che poi bisogna rileggere tante volte per capirlo realmente.

Un libro difficile, di Silvia Platania, scuola Fermi di Torino

Ho sempre pensato che il mio carattere fosse un libro, un libro difficile, per nulla scorrevole, un libro di cui ogni pagina, ogni concetto è da leggere almeno due volte per comprenderlo del tutto; un po' come me, difficile e testarda, talmente contorta che la maggior parte delle persone si arrendono al primo nodo senza conoscermi fino in fondo. Se fossi un libro sarei uno di quelli che tocchi con delicatezza: le rilegature cucite a mano, le pagine di carta grezza e una calligrafia fitta, elegante, difficile da leggere, perché un libro di poesie deve essere letto con cura e attenzione, perché una poesia va letta piano, una, due, tre volte per comprenderla. Nella prima pagina del mio libro ci sarebbe una frase, la poesia che più mi rappresenta, quelle parole che messe insieme mi descrivono, quelle parole che se le avessi lette prima avresti capito subito chi sono e come ragiono:

Non sono la

semplice e lineare ragazza

che vede il bicchiere mezzo pieno,

sono la stupida ragazza che nell'immenso di un arcobaleno vede solo la pioggia.

E poi tante, troppe emozioni che si mescolano insieme, che si intrecciano e danzano creando un'alternanza di felicità, malinconia e rancore che confondono, ma che allo stesso tempo descrivono ogni mia giornata, ogni mia esperienza e ogni mia delusione. Infine, dopo tante parole scritte una dopo l'altra la parte più importante di ogni libro, quella parte che quasi nessuno legge: i ringraziamenti, io non smetterò mai e dico mai di ringraziare quelle persone che hanno con pazienza letto ogni mia frase, quelle persone che hanno creduto in me, ma soprattutto coloro che mi hanno distrutta, che hanno preso il mio cuore e lo hanno lasciato marcire, perché senza di loro, senza le ore passate a rimpiangere, nessuna poesia avrebbe preso vita, nessuna frase mi avrebbe descritto come quelle infinite pagine di parole che ora conservo con cura.

Il libro in fondo allo scaffale della piccola biblioteca di paese, vicino al centro, di Margherita Marzioni, scuola Leopardi di Jesi

Quello trovato interessante da tutti, ma letto fino in fondo da nessuno: forse perché troppo complesso o troppo lungo, non lo sapeva. Perfino i più esperti bibliotecari non saprebbero spiegarne il contenuto quando i giovani lettori domandano incuriositi qualche informazione. Il libro rivestito di cuoio nero, la costolatura scollata e le pagine sgualcite e giallognole, come bagnate. Quello che colpisce tutti i curiosi dopo averlo sfogliato qualche secondo prima di riposizionarlo sullo scaffale. Non tutte le pagine sono scritte: alcune sono spoglie, nude, libere. Libere di ogni parola, di ogni carattere, ogni titolo, trama, identità. […] Rimaneva sul fondo di quello scaffale muto, aspettando di essere afferrato, sfogliato e poi abbandonato. Non capiva, non capiva come nessuno fosse realmente interessato alla sua trama, alla realtà dei fatti di cui si veniva a conoscenza leggendolo, alla verità. Finché un giorno smise di domandarselo. E tutti i giorni, scrutando le squallide menti che passavano per il suo corridoio con occhi vuoti di sogni, accetta il suo essere speciale, diverso, e nota con furbizia quanto sia bello non essere capito. lo sarei quel libro, il libro dalla costolatura scollata trovato interessante da tutti, ma approfondito da nessuno. lo sarei il libro pieno di sogni incustodito in tutte le biblioteche di paese. E sono certa che neanche voi siate realmente interessati alla realtà dei fatti, al significato concreto di queste mie spontanee parole.

Un libro aperto, di Matilde Giannetti, scuola Marmocchi di Staggia

Vorrei essere un libro aperto, un libro che possa curarti ed aiutare quando sei in difficoltà, o un libro che possa servire a riempire gli spazi vuoti e grigi di una lunga giornata di pioggia. Vorrei essere un libro pieno di fiabe, filastrocche e poesie, in cui i bambini possano leggere quello che vogliono in qualsiasi momento. Vorrei dare ispirazione ei bambini che non ne hanno e regalare a tutti i bambini del mondo, attraverso le mie parole, la capacità di amare, di essere felici, di imparare dai propri errori e di capire che non è tutto oro quello che brilla! Vorrei essere un libro tra il poetico e il fiabesco perché fin da piccola i miei nonni venivano a trovare me e la mia sorellina. Poi, prima di andare a dormire, mia nonna mi leggeva prima una poesia, poi una filastrocca e terminava con una bella fiaba. Era come una "playlist" ed era la parte più bella della giornata, un momento a cui non avrei mai rinunciato per niente al mondo. Ecco, se ci penso, se potessi trasformarmi in qualcosa, vorrei essere proprio uno di questi libri letti da mia nonna per potere avere la possibilità di farmi ascoltare, toccare e guardare da un bambino o da una bambina che sta per prendere sonno e che, grazie a me, rimette insieme i pezzi e i pensieri di tutta la giornata appena trascorsa e si culla nelle mie parole. Essere un libro per bambini piccoli deve essere un'esperienza incredibile e senza dubbio meravigliosa.

Il libro di cucina "I sapori del mondo in 80 ricette", di Chiara Crippa, scuola Don Milani di Lesmo

Molti mi dicono che ho il potere di trasformare i sogni in realtà. Sono nato da un piccolo desiderio della signora Silvia: scrivere un libro di ricette. Crescendo, la sua passione diveniva sempre più forte e ogni volta che visitava una città nuova, io iniziavo a prendere vita. Tutto è nato in Italia, a Napoli, quando per la prima volta Silvia assaggiò la pizza per eccellenza. Da quel momento ha iniziato a scrivermi e non ha più smesso. Mi ricordo ancora di quell' esperienza vissuta alle Maldive... chissà cosa si prova a mangiare un piatto esotico come il Kandumahu mussanmaa? È un mix di sapori che varia dai gusti dell'oceano al gusto tropicale e speziato dell'isola. Durante la mia formazione ho avuto la fortuna di conoscere persone provenienti da tutto il mondo: dai maestri cinesi agli chef stellati. Nonostante i moltissimi viaggi la mia ricetta preferita è un classico casalingo: la crostata. Silvia l'assaggiò per la prima volta all'età di sei anni, quando sua nonna la preparò per il suo compleanno. La crostata era alla marmellata di pesche, colte dall'albero del suo giardino. Alla vista si presentava dorata come il sole e con la scritta: ‘Buon compleanno Silvia’. Quando l'assaggiò per la prima volta sentì nel suo palato i sapori della primavera e la marmellata era proprio come piaceva a Silvia, bella polposa. Dentro di me troverete tantissime ricette, ma non preoccupatevi! Silvia le ha rielaborate affinché anche i cuochi meno esperti possano capirmi al meglio. Se non vi doveste ricordare il mio nome, mi troverete sicuramente molto facilmente: sono del colore delle piume dei canarini e nella copertina ho un disegno un po’ bruttino, ma lo fece la mia mamma per il compleanno di sua nonna. Rappresenta un mondo con sopra un aereo perché uno dei sogni di sua nonna era quello di viaggiare, ma dato che non ha avuto le opportunità, ci ha pensato Silvia a realizzarlo.

Un libro di filosofia, di Pasquale Giannini, scuola Marconi Michelangelo di Laterza

lo vorrei essere tantissimo un libro di filosofia perché ho molti dubbi sull'universo, il mondo e la morte. Dovrei essere un libro di filosofia che parla non di morte ma di cosa c'è dopo di essa. Lo so che non esiste un libro del genere ma vorrei inventarlo per non far trovare sorprese a chi sta per morire. Ultimamente non riesco a non pensare alla morte, quando vedo qualcuno che dice: "La scuola è importante", "ormai sono troppo vecchia", "la mia vita fa schifo" io penso ma nessuno sa che esiste la morte, o fanno finta? E ormai non do più importanza a niente perché tutto dovrà finire. Vedo una foto dei miei genitori e piango e penso ma quando moriremo ci ricorderemo uno dell'altro e i miei genitori si ricorderanno di me? Vorrei essere un libro di filosofia invece di uno religioso perché la religione è un modo di oscurare la realtà fingendo che andrà tutto bene ma io so che quando moriremo sarà come quando siamo nati: "non ci accorgeremo che siamo morti", come diceva un filosofo: "sarà un lungo sogno senza sogni". Tutti questi ragionamenti ci sarebbero dentro di me perché tutti devono sapere la verità.

Un libro autobiografico, di Cristina Mignini, scuola Cappella di San Benedetto Del Tronto

Se io fossi un libro mi piacerebbe essere un racconto autobiografico e realistico. Una storia vera, insomma. Spesso si leggono storie dove tutti si vogliono bene, in cui c'è il protagonista e l'antagonista, dove il bene trionfa sul male ... ma non sempre si vuole sognare. La vita è fantastica ma è una cosa seria, ci troviamo ad essere contemporaneamente figli, amici, fratelli, studenti, vicini di casa e tanti altri ruoli e dobbiamo cambiare continuamente le nostre azioni restando noi stessi, fornendo un appoggio a chi ne ha bisogno, nella fragilità delle nostre vite. Io vorrei essere la forza per chi mi legge. Vorrei entrare nel cuore delle persone e rimanerci incastrata, perché vorrei che i miei lettori, alla fine del libro, si sentissero arricchiti dalla consapevolezza che le risposte sono sempre dentro di noi. Bisogna solo avere la forza, il coraggio e la capacità di dire: "Posso farcela anche io". Vorrei raccontare la forza della mia famiglia e... caspita se è un argomento interessante! Vorrei raccontare dell'importanza dei valori ... degli abbracci della mia mamma che non mi bastano mai, di quanto è bello sorridere ed avere tanti amici e poi di quanto è bello giocare a calcio, anche se sono una ragazza. Ma credetemi, alcune di queste cose sono veramente difficili, ed è lì che entra in gioco il libro che vorrei essere.

Un libro denuncia, di Alessandra Atanasova, scuola Albenga di Incisa Scapaccino

Vorrei essere un libro-denuncia che raccolga le storie di ragazzi, che nella loro vita hanno vissuto esperienze negative, nella speranza che la lettura di questi racconti possa essere utile a chi vive esperienze simili. Desidererei che dalle mie pagine si potesse capire che spesso anche poche parole mal dette, sguardi di disprezzo, scherzi stupidi e all'apparenza innocui possano invece ferire nel profondo dell'anima e rovinare l'esistenza di una persona fino a portarla a non uscire più di casa o addirittura a compiere atti terribili. […] chi dovrebbe leggermi? tutti, proprio tutti! leggimi tu, ragazzo adolescente per capire che non sono sei "il solo" a subire, a dover sopportare le angherie. Leggimi per trovare il coraggio di affrontare il "mostro", per riuscire a chiedere aiuto, leggimi tu "bullo" per scoprire quello di buono che c'è in te, per scacciare le paure, per affrontare il tuo vissuto negativo e non riversarlo sulla vita altrui. Leggimi tu adulto per aiutare le giovani generazioni a capire, a sconfiggere, ad affrontare, a chiedere aiuto…

Un diario, di Lucrezia Monchieri, scuola Tonolini di Breno

Sarei un diario, uno di quelli che custodiscono importanti segreti. Vorrei essere il diario silenzioso di ogni persona. Vorrei essere il diario che viene chiamato per nome e a cui ci si rivolge giornalmente, senza aspettarsi una possibile risposta. Vorrei essere il diario a cui l'interlocutore può raccontare senza timore le inquietudini che lo assalgono. Vorrei ascoltare i problemi degli altri, comprenderli, poter far capire al proprietario che non è solo, eh no, non è un povero illuso che si rifugia in uno stupido diario. Vorrei essere un diario, non sarei un vero e proprio libro: un "vero" libro non è altro che il racconto di una storia impersonale riprodotta centinaia di volte. Io credo che il bello stia proprio qui: nell'essere diverso da tutti gli altri libri, nell'essere unico nel suo genere.

Un libro di poesie, di Claudia Matteotti , scuola Einaudi di Aosta

Vorrei essere un libro di poesie che raccontino il perché della vita.

Un libro d’avventura, di Stefano Sacco, scuola Rodari di Carlopoli

Se potessi scegliere di essere un libro io vorrei essere un libro d'avventura perché sarebbe entusiasmante visto che in questi libri ci sono combattimenti, tradimenti, colpi di scena e molto coraggio, non come le avventure che generalmente accadono a me nel tragitto tra camera mia e il frigorifero!

Un libro per fuggire, di Marco Marrone, scuola Cirino di Mugnano di Napoli

Potrei diventare invisibile, perché molto spesso ho paura dei mostri che sono nei miei sogni, e con questa magia potrei scappare... Vorrei saper volare per poter fuggire, almeno un po', dalla "prigione" in cui vivo ogni giorno

Un libro noioso, di Diego Batignani, scuola Parini di Torrita di Siena

Vorrei essere un libro noioso e poco conosciuto così starei sempre da solo

Un libro/giornale, di Dario Coletta, scuola Modugno di Rutigliano

...io adoro i giornali. Sono belli perché passano da una mano all'altra. Sono belli perché raccontano, perché si sporcano. Essi fanno la storia.

Un dizionario, di Karim Bouguerra, scuola Fermi di Torino

Se io fossi un libro vorrei essere un dizionario, in modo da trovare il significato a tutte le cose della vita. Solo che poi rischierei di non fare più esperienze per trovare da solo i significati che cerco.

Un trattato di politica, di Luca Paparusso, scuola Sant'Elia di Villa Guardia

Io vorrei essere un trattato di politica, per far capire ai potenti della Terra le priorità e non gli interessi commerciali. Vorrei essere semplice nell'esposizione per raggiungere tutti, vorrei essere utile e efficace, vorrei che i lettori lo leggessero immedesimandosi in un bambino. Vorrei lasciare delle pagine bianche, così ognuno potrebbe annotare i propri appunti, aggiungere o modificare e mandarle all'editore per fare un nuovo libro con altre proposte. Perché le idee viaggino sempre senza fermarsi