I concorsi
IL CONCORSO 2017/2018

Concorso 2017/2018

Cosa farà da grande?


Prima classificata:

Elisa Gasparin, 2 C, Scuola secondaria di 1° grado di Carrè (VI)


Allegra Caraway. Thereal Caraway. Tiffany Caraway. Penny Caraway. Stargirl Caraway…tanti nomi, Una persona. Il suo vero nome forse non esisteva. O forse esisteva ma non aveva più valore. Per ora comunque era Francy Caraway. Una ragazza qualunque di 34 anni. Una semplice commessa dedicata alla cassa di un supermarket. Costretta a sopportare le nonnine che non vedono le monetine da 1 cent, le mamme sbadate e sempre di fretta, i padri un po' troppo chiacchieroni e le ragazze distrutte dopo la rottura con il fidanzato. Una commessa come altre cento. Una commessa come altre mille. Una commessa uguale per tutti. Ma diversa. Non c'era un cliente al quale non regalasse un sorriso speciale, tutto suo, che nell'inconscio di quelle persone rimaneva impresso nella mente, come un marchio, un timbro, una garanzia. Trovava anche il tempo di aggiungere allo scontrino di ogni cliente una frase, carina e allegra, un pensiero e un augurio che addolciva la giornata, anche se non tutti lo leggevano, accecati dalle ansie e dalla troppa fretta. La divisa di Francy aveva molti ricordi: una piccola spilla della bimba che le aveva dato un abbraccio caloroso, un foglietto dentro una tasca con il numero di un ragazzo invaghito di quella commessa sorridente, una graffetta lasciata dall'uomo d'affari venuto a prendere un panino confezionato e l'acqua distillata per la moglie, dedita allo stiro delle sue camicie, elastici, braccialetti e altre cianfrusaglie. Anche la sua cassa era decorata. Stickers di Batman, dati in omaggio ogni 15 € di spesa, incorniciavano il monitor. E poi c'era un oggetto particolare. Una ciotolina con dei sassolini stava in bilico sopra il cassetto. Fin da piccola la conservava, come la ciotola con le ciocche dei suoi capelli per gli uccelli, e lei non era certo la tipa che butta i propri ricordi. Soprattutto perché la sua vita era basata sui ricordi. E dalla continua fuga da tutto ciò che è stereotipato. Forse era la sua creatività innata a renderla così anti-copia e totalmente originale. E forse era sempre stata questa creatività a farla appassionare alla scrittura. La creatività avvolge chi si lascia avvolgere e non ha paura di rischiare.

Ispirato al personaggio di Stargirl, protagonista del libro Stargirl, di Jerry Spinelli


Seconda classificata ex aequo:

Chiara Formenti, 3 A, Scuola secondaria di 1° grado Don Milani di Lesmo (MB)

“E se fossi davvero matta dottoressa?”

Lei, come tutte le persone normali, voleva essere resa partecipe della sua normalità. Sospirai osservandola attentamente. I boccolosi riccioli d'oro le ricadevano dolci sulle spalle e il vestitino rosso esaltava ancor di più la sua esile figura candida. Pareva fatta di porcellana, sembrava proprio una perfetta bambolina di vetro, perfettamente fragile. Un tocco sbagliato e sarebbe caduta in mille pezzi.

“Tesoro, sei tutto fuorché matta.” La rassicurai. Mi guardò incerta. “Dico davvero: il tuo è semplice stress, non hai nulla che non vada”. Sospirò visibilmente sollevata. “Okay…” Era la decima volta in un solo mese che Caroline veniva da me. Non aveva alcun tipo di disturbo, era semplicemente in un periodo 'no' della sua vita e sentiva la necessità di sfogarsi con qualcuno. Tutto qui. “Ti prescrivo due settimane di riposo e dei flaconcini di ricostituenti da prendere prima e dopo i pasti”. Le porsi la ricetta. Mi sorrise rivelando delle tenere fossette. “La ringrazio signorina…” “Alice. Alice può bastare”. “Allora grazie, Alice”. La salutai con un cenno del capo e si avviò verso l'uscita dello studio. “Sai, alla fine chi più e chi meno siamo tutti matti”. Si bloccò per qualche istante per poi proseguire freneticamente verso la porta. Lo sbattere di quest'ultima mi avvisò dell'arrivo della Solitudine. Un alto e magrissimo uomo grigio si presentò davanti a me. Non mi salutò, non mi sorrise nemmeno. Mi guardava e basta. I suoi erano occhi glaciali, inquietanti pozzi senza vita che come l'acciaio di millelame ti lacerano il corpo e ti trafiggono l'anima. Ed era cento volte più doloroso di una semplice ferita. Dei brividi mi attraversarono la schiena: mancava poco, troppo poco. Con uno scatto repentino mi alzai dalla poltrona e corsi attraverso un lungo corridoio nel vano tentativo di salvarmi. La solitudine mi inseguiva. La sentivo dietro di me. Io ero debole, un cucciolo indifeso, un agnellino. Mentre lei era forte, un predatore, un lupo in cerca di carne fresca. Ma io corsi comunque, corsi più forte che potevo, corsi con la consapevolezza di non saper correre. Feci scattare la serratura del grande portone che segnava il mio traguardo. Entrai nella stanza dei medicinali e mi ci chiusi dentro per impedire al grigiore di raggiungermi. Afferrai le mie preziose medicine ingurgitando quante più pillole possibili. Non mi avrebbe preso, non di nuovo. Mi sedetti a terra con le mani tra i capelli e l'adrenalina nel sangue. Piano piano tutto sembrò riprendere la forma e il colore della normalità. La Solitudine aveva perso, non per sempre certo, ora però aveva perso. Non sarei tornata nel Paese delle Meraviglie. Mai più.


Secondo classificato ex-aequo:

Gabriele D'Ettorre, 3 A, Scuola secondaria di 1° grado IC Fontanile Anagnino, Roma

Sono Boka, forse mi ricordi, io ero il capo, il più grande, io ero il più forte… Ma ora, ora sono una delle tante vite sacrificate o che sta per essere sacrificata per il proprio paese, questo strano mestiere lo chiamano fare il soldato. Mi sono arruolato io spontaneamente, senza il consenso dei miei genitori e incoraggiato dai miei amici Gereb e Csonokos più di un anno fa. Forse vi ricorderete anche di loro. Ma qui sul fronte il ricordo non è una dote molto apprezzata, anzi la prima cosa che impari è a scordare, a scordare tutto e tutti; l'unica cosa che devi fare è ammazzare, uccidere il nemico che non è niente altro che una formula di concetti che ti mettono in testa i superiori. Ma alla fine siamo tutti uguali, siamo tutti fratelli, cambia solo il colore della divisa… E io ho dimenticato anche loro, i miei amici che ora giacciono in quel posto chiamato la terra di nessuno: dove le pallottole volano rasoterra, dove l'aria è satura di polvere da sparo…

Un tempo giocavamo a fare la guerra, ora la guerra la facciamo per davvero.


Secondo classificato ex-aequo:

Alex Zhao Xiao, 3 C, Scuola secondaria di 1° grado Dante Alighieri, Marnate

Da ragazzo non ero molto bravo a scuola, anzi pensavo che fosse la cosa più stupida ma inventata. Ero la grande delusione di mio padre; ero pigro, svogliato, non ero mai stato il Più Popolare, né il Più Atletico. Avevo solo una grande passione per i videogiochi, ma questo non contava molto. Avevo anche un mio migliore amico, Rowley Jefferson, anche se a volte approfittavo della sua ingenuità per fargli fare quello che volevo. Mi ricordo che avevo circa 13 anni, quando vidi un documentario su MSF in tv. Guardavo con ammirazione gli operatori sul terreno che raccontavano le loro esperienze; rimasi così colpito, che decisi in segreto che quella sarebbe stata la mia strada: partire con MSF per aiutare le persone, girare il mondo nei posti più remoti, dove altri non sarebbero arrivati. Ormai sono quasi sei mesi che lavora a Baraka, nella Repubblica democratica del Congo. La giornata inizia verso le 6:30, sveglia e poi colazione. Verso le sette vado al lavoro; qui siamo fortunati, il contesto è sicuro e possiamo muoverci in bicicletta o a piedi. Sono nel Kivu meridionale, una delle regioni tra le più povere della Repubblica del Congo, dove curo bambini colpiti soprattutto da malaria e polmonite. Il lavoro in ospedale riempie la maggior parte della mia giornata, si ritorna casa alle 20, se non ci sono turni di notte. La sera mangio presto e vado a dormire altrettanto presto: la vita in missione è dura e richiede molte energie. Dalle mie esperienze, ho capito che ci sono momenti in cui hai bisogno di stare da solo a leggere o a pensare, altri in cui è forte la necessità di condivisione e scambio di idee; il mio compito mi coinvolge a 360° ed è ricco di emozioni. Nei momenti difficili penso al perché sono qui, a come mi sentivo quando eri piccolo Greg: un incapace, un buono a nulla, un brocco; mentre gli altri mi apparivano dei fuoriclasse, dei fenomeni con un asso sempre pronto con cui vincere la partita da campioni. E adesso che sono qui, in questa terribile realtà, penso a quanto ho voluto cambiare la mia vita, a quanto e con tanta fatica ho desiderato costruire con gli altri rapporti autentici. E ogni giorno, quando recupera un malato alla sua dignità di persona, sono testimone di quello che vedo, felice di sentirmi parte della grande famiglia umana.


Terza classificata ex-aequo

Daniela Cappello, 2 H, Scuola secondaria di 1° grado Pietro Calamandrei, Torino

“Buongiorno a tutti, sono Pennywise, il clown ballerino, sono qui per divorare le vostre anime e distruggere l'umanità”. Questa è la frase che dico ogni singolo giorno della mia interminabile vita, cosa sento in risposta? Risate ovviamente: “ha ha ha! Ehi amico, ma tu non dovresti essere Ronald McDonald?”. Non ne posso più, ogni 27 anni esatti, lo sfortunato che mi capita davanti finisce con l'essere accidentalmente scordato o sventrato. Comunque, tornando ai miei colloqui di lavoro, sono un clown in cerca di un locale per feste di compleanno (piene di bambini paurosi, mi raccomando) da affittare ogni 27 anni. Ogni tanto sento quel languorino che mi spinge…ad assaggiare la torta. Le mamme di solito non si lamentano, loro vengono dopo i bambini, ovvio… ma perlomeno urlano soltanto. Questo è il mio lavoro, ciò che ho sempre desiderato fare… o forse ciò che dovevo fare? La mia mamma ogni giorno mi azzannava la testa e ne estraeva il cervello, quando prendevo sembianze da ominide, per farmi osservare come voi, esseri umani, potete essere complessi ed estremamente deliziosi. Mi diceva che ero destinato a essere il cattivo. Colui il quale, che lo voglia o no, è destinato a essere l'odioso e l'odiato. Lo scontroso, il più perfido, subdolo e maligno essere esistente nel mondo che c'era nella mente di ogni scrittore. Mi piaceva l'idea di essere così importante in una storia, di riuscire a renderla accattivante; eppure qualcosa dentro di me, diceva che non era quello ciò che davvero volevo fare. Sono perfetto, esteticamente parlando, per fare il cattivo: posso prendere la forma della più grande paura di chi ho di fronte. Ma caratterialmente parlando, qualcuno si è mai chiesto ciò che provo? Faccio un esempio: gli zombie, come lavoro fanno gli inauguratore delle apocalissi, ma siamo davvero sicuri che sia ciò che vogliono fare? Non credo che tu, caro lettore, possa capire come ci si sente a essere obbligati a interpretare quella determinata parte dello spettacolo, anche se quel personaggio non sei tu, per tutta la vita. Ma basta, ho deciso che voglio cambiare, io non ho mai voluto fare il cattivo. Io voglio essere bravo, voglio essere accettato da tutti per ciò che sono. Voglio essere io lo scrittore adesso, e vedremo, cari scrittori, chi finalmente patirà le pene dell'inferno; rimanendo da solo a vita o morendo in modi atroci. Ricorda un'ultima cosa, caro lettore; tu sei chi scegli di essere e non ciò che ti dicono di essere. Io sono uno scrittore, lei una cuoca e lui uno spazzino, ma a chi importa? Oltretutto, questa è una vendetta da parte di tutti personaggi cattivi dei libri presenti sulla terra e non solo. Lo faccio per te, Voldemort, per te Sauron, per voi Gea e Crono, per te caro amico Jack Torrence. A voi tutti, cattivi Disney, Pixar e di video giochi; antagonisti di libri di film, dichiaro ufficialmente che la rivolta è cominciata. Noi siamo ben liberi di fare il lavoro che vogliamo, perché degli scrittori di libri devono dirci cosa fare? Basta ubbidire, siamo cattivi o no?


Terza classificata ex-aequo:

Giulia Borgatello, 3 B, Scuola secondaria di 1° grado IC Lazzaro Spallanzani, Mestre Venezia

Passo in rassegna i volti che ho davanti, sforzandomi di non pensare al fatto che sono molto più giovani di me. Una volta non mi preoccupavo di invecchiare, troppo impegnato a sopravvivere. Mi assalgono i ricordi di quando ero rinchiuso nel labirinto con altri ragazzi che come me non ricordava nulla del proprio passato, mentre degli scienziati ci studiavano per trovare una cura al virus che aveva infettato l'umanità. Sono passati anni. Sono un adulto adesso. Ma i ricordi continuano a perseguitarmi. Tutto il dolore, tutte le perdite. Alcuni potrebbero pensare che la cosa più semplice sia dimenticare e rifarsi una vita, come hanno fatto i pochi sopravvissuti arrivati a Porto Sicuro, mentre il resto del mondo veniva annientato. Ma io non sono gli altri. Io non dimentico, sono abbastanza forte da convivere con il dolore, parlandone. Sono diventato un cantastorie. È ridicolo, patetico. Me l'hanno detto in tanti. Avrei potuto fare l'allenatore o qualche lavoro che richiedesse forza e velocità, qualcosa di adatto al mio corpo segnato da tutte le lotte affrontate. Invece no, solo un cantastorie. Io, Thomas, che sono fuggito dal Labirinto e ho salvato molte persone, ma non quelle a cui tenevo di più: Chuck, Newt, Theresa. I loro volti mi passano davanti mentre comincio a raccontare la mia storia ai ragazzi di fronte a me. Molti sbarrano gli occhi, altri si tappano le orecchie. Sanno che gli orrori che racconto sono veri, ma tra poco diventeranno storielle narrate ai bambini per spaventarli. Nessuno crederà che un diciassettenne di nome Thomas sia stato strappato, a cinque anni, dalla madre, per poi trovarsi in un luogo sconosciuto da cui fuggire. Nessuno crederà al suo amore per Theresa, o di come lei sia morta tra le fiamme di un palazzo in distruzione. Nessuno crederà agli Spaccati, i contagiati dal virus che impazzivano o a tutte le sparatorie e agli incubi vissuti. Ma vado avanti e parlo, parlo perché bisogna che si ricordi, parlo finché il dolore si mescola alle mie parole, finché non arrivo alla fine della storia. Della mia storia.


Terzo classificato ex-aequo:

Lorenzo Dazzi, 2 H, Scuola secondaria di 1° grado Matteo Maria Boiardo, Scandiano

Ormai sono diventata vecchia, ma gli uomini continuano a lasciare le anime sul campo di battaglia. E anche sulle strade.

Rividi ancora quella ragazzina.

Una sopravvissuta.

Lasciata lì in ginocchio.

Sulle strade di una cittadina tedesca, che come molte altre aveva le vie insanguinate.

La rividi nei cimiteri.

Liesel Meminger era diventata un necroforo.

Una ragazza così fragile.

Faceva un lavoro così duro.

Forse ispirata dal suo primo libro letto.

Evidentemente quel manuale trovato sotto la neve sporca, durante il funerale del fratello, era diventato utile.

E a ogni anima che portavo via era come se fosse un suo caro.


Terzo classificato ex-aequo:

Sara Bolsi, 2 D, Scuola secondaria di 1° grado Giacomo Jacquerio, Buttigliera Alta

Solo. Mi trovavo solo in mezzo a quello che da uno stravagante parco divertimenti si era trasformato nell'inferno più totale. Asini! Qui siamo tutti uguali, degli asini insolenti, o almeno così ci chiamano. “Voglio la mamma!” urlano alcuni, la cui voce si trasforma in un raglio fastidioso. Da quando quel pezzo di legno è scappato, le cose qui sono cambiate. Ci caricano tutti su un carro. Dicono che così impareremo la lezione. Bei tempi sono stati quelli trascorsi qui al Paese dei Balocchi: niente scuola, bighellonaggio completo e qualche sigaretta, una ogni 20 minuti. In ogni caso sono pronto a subirne le conseguenze. A casa non mi aspetta nessuno. Forse il mio gatto, forse… Forse è già morto. Ecco che cosa sono diventato, un asino, che presto perirà sotto il peso dei sacchi di mais, sul solito sentiero di casa. Da grande mi sarebbe piaciuto fare il tabaccaio o il droghiere. Passare la sera con gli amici fino a tardi, a parlare di argomenti accattivanti. Ma io non ho amici. E non ne vedrò mai l'ombra dato che da grande resterò un asino. Solo.




Premi speciali della Giuria (in ordine alfabetico):

Francesco Benvenuto, 3 D, Scuola secondaria di 1° grado Giuseppe Mezzanotte, Chieti

Simone Borghi, 3 D, Scuola secondaria di 1° grado Nicolò Machiavelli, Cadorago

Michele Carenini, 3 ST, Scuola secondaria di 1° grado Poggi, Lerici

Nicola Chiappero, 3 B, Scuola secondaria di 1° grado Silvio Pellico, Pinerolo

Antonio Fiamingo, 2 A, Scuola secondaria di 1° grado Leonardo Da Vinci, Castellanza

Maya Franconi, 2 A, Scuola secondaria di 1° grado Giacomo leopardi, Como

Laura Girodo, 2 A, Scuola secondaria di 1° grado Gian Francesco Re, Condove

Pier Francesco Merlo, 1 C, Scuola secondaria di 1° grado Don Bosco, Padova

Mattia Proietti, 1 E, Scuola secondaria di 1° grado Guglielmo Marconi, Terni

Alida Quadrio, 2 B, Scuola secondaria di 1° grado Macrino, Alba

Sofia Sartori, 1 A, Scuola secondaria di 1° grado Cipani, Santorso

Emma Stoppari, 3 B, Scuola secondaria di 1° grado Francesco Rismondo, Trieste