I concorsi
I vincitori del concorso 2018/19
Primo classificato ex-aequo
Lucia Ghilotti, IC Villa Guardia, Como, 2 C
FRUTTO DELLA MENTE: Wonder e Coraline

Era inverno quando la famiglia Jones si trasferì nella casa accanto alla nostra.
In quel periodo io ero solo e, per quanto passassi le ore a ricercare la normalità in me, per quanto sapessi di essere normale, gli altri non lo pensavano affatto; a scuola subivo bullismo da parte di tutti i miei compagni e, se mi fossi confidato con i miei genitori, loro avrebbero solo peggiorato le cose, così rimanevo in silenzio, subivo e piangevo silenziosamente, chiuso in camera mia.
Quel giorno mi affacciai alla finestra e vidi un grande camion avanzare lentamente per l'ardua salita che conduceva alla mia piccola casa e fermarsi proprio davanti all'abitazione a fianco, una antica dimora rosa chiaro, angusta e malridotta. Tre figure scesero dal camion e scaricarono grossi scatoloni che portarono con fatica nella casa; una era una donna alta e snella, con corti capelli castani e occhi chiari e inespressivi, poi vi era un uomo anch'egli molto alto e magro, con gli occhi grigio scuro protetti da un paio di occhiali colorati ed i lineamenti ben pronunciati, l'ultima era una bambina dai capelli corti e scuri e un'espressione vivace in volto.
Osservai i nuovi vicini mentre trasportavano gli scatoloni dal camion alla loro nuova abitazione, quando la bambina si voltò per afferrare un altro carico e mi vide. "Si può sapere cosa stai facendo?".
Venni colto alla sprovvista e risposi "nulla", allora la bambina mi guardò più attentamente, poi afferrò l'ultimo scatolone, entrò in casa e chiuse la porta. Rimasi a guardare il camion che lasciava la via e, nel momento in cui il camion sparì ai miei occhi, la finestra della casa rosa si spalancò. - Ciao! - la ragazzina dai capelli scuri vi si era affacciata -non hai niente di meglio da fare che guardare degli sconosciuti dalla finestra? - mi chiese, ed io le risposi che no, non avevo niente di meglio da fare. "Non hai neanche un amico con cui parlare?" Ancora una volta le risposi negativamente. "Come mai?" mi chiese "A causa del mio aspetto" le risposi.
Mi guardò a lungo e infine mi disse: "io vorrei essere tua amica".
Di solito le persone che si definivano miei amici mi lasciavano da solo contro i bulli o passavano dalla loro parte, ma lei si era appena trasferita e, come me, di amici non ne aveva. Passarono giorni, i giorni diventarono settimane e noi diventammo inseparabili; lei si sedeva vicino a me a pranzo a costo di essere derisa da tutta la scuola, mi parlava, rideva con me e non di me, condividevamo segreti e lei mi difendeva sempre, era tutto perfetto, due piume che, trasportate dal vento, si erano incontrate, ma come il vento le aveva unite, con estrema facilità sarebbe bastato un soffio per separarle.
Una sera di primavera mia sorella mi chiese il motivo della mia improvvisa gioia, io le dissi: "Ho trovato una nuova amica". Lei mi abbracciò: "Fantastico! E chi è la tua nuova amica?" mi chiese. La guardai negli occhi. " La figlia dei vicini".
Mia sorella mi fissò a lungo e il sorriso scomparve lentamente dal suo pallido viso.
"I vicini non hanno una figlia".

Primo classificato ex-aequo
Michele Carelli, Scuola Brofferio, Asti, 2 B
ALICE INCONTRA AGILULFO

L'onor, i cuor gentili, i mori, le dolci vision io canto e del cavalier dalla bianca armatura Agilulfo e come amor per la leggiadra dama Alice lo strinse. Era il tempo de cavalieri dalla croce rossa cucita sul petto e dei beniamini del glorioso re Carlo e delle loro imprese compiute contro gli infedeli, contro i mori. Vi era in particolare fra le schiere cristiane un valorosissimo cavalier dall'armatura color dell'inverno, candida e lucente; alto ed esotico il pennacchio posto sopra il possente elmo, ma dietro la bianca celata non si trovava nessun cavalier. Il beniamino Agilulfo era formato solamente dalla sua unica forza di volontà. Accadde che di ritorno da uno degli scontri combattuto contro gli infedeli, il paladino di Carlo Magno si allontanò dall'esercito per far ristorare il proprio destriero. Passò per un campo color dell'oro. Il grano si inchinò al suo passaggio ed arrivò finalmente ad una chiara fonte adornata da splendide viole, dove poté far rifocillare il suo cavallo. Specchiandosi nell'acqua per controllare la pulizia della propria armatura, ecco comparire mirabile visione: lunghe le trecce bionde, similmente a quelle degli angeli…, gli occhi di un azzurro profondo, esile e aggraziate le forme. Ratto il candido cavalier si rivolse a lei dicendo: "Leggiadra dama, qual è il vostro nome? E perché apparite così smarrita?" lei rivolgendosi al paladino disse: "Il mio nome è Alice: sono stata catapultata fuori da quello stagno qualche ora fa. Non so ben ridir da dove provengo, ma ho solamente un ricordo confuso di piante inebrianti, conigli parlanti e magiche polveri... Ho un gran mal di testa." Agilulfo le rispose dicendo che l'avrebbe condotta in un luogo dove passare la notte e che poi all'alba ognuno avrebbe ripreso la propria strada...che illuso! La condusse nel suo accampamento e discorrendo egli poté comprendere la grande fantasia della ragazza. Neanche lui, però, seppe come e perché continuava a stare con la suddetta donzella, forse perché rappresentava un po' il suo contrario. Era scosso, pensieroso, non sapeva come parlarle: cominciava a provare delle emozioni! Ormai la guerra era finita e Agilulfo passava sempre più tempo con la fanciulla. Non era mai stato meglio! E presto i due si innamorarono. Ma intanto Agilulfo cominciava sempre più spesso a perdere pezzi d'armatura: stava lentamente scomparendo...più tempo passava con Alice, più diventava fantasioso per riuscire a vivere in modo spensierato e più si dissolveva in quanto composto da rigore. Lo stesso accadeva ad Alice perché lei in fondo era modellata da fantasia, e più tempo passava con Agilulfo ed egli le imponeva rigorosità per saper affrontare i problemi che la vita le presentava e più lei spariva. I due giunti al luogo del loro primo incontro confessarono i loro pensieri l'uno all'altra. La candida armatura di Agilulfo cadde e si trasformò in una bellissima rosa bianca e lo stesso accadde alla sua innamorata che si trasformò in una bellissima rosa gialla come i suoi capelli. Divennero tutti e due rosa, il fiore che simboleggia qualcosa di breve durata, ma con il suo profumo e la sua bellezza qualcosa di intensissimo come il loro amore.

Secondo classificato
Alessandro Pirozzi, Scuola Stefanini, Treviso, 1 G
LA QUARTA PARETE — stuccata male e imbiancata peggio —

Felicissima serata, a quanto pare il mio nome è Crusoe, Robinson Crusoe (diamoci un tono, che il fisico del ruolo non ci aiuta), e sono un personaggio riciclato. Il mio autore vuole, anzi vorrebbe, e controvoglia, farmi rivivere delle avventure sconclusionate e ai limiti del ridicolo. Si vede proprio che non ha alcuna voglia di scrivere, è proprio senza speranza: poche idee ma ben confuse! Qualcosa mi dice che finirà per coinvolgermi in un classico senza tempo, di quelli scontati e banali...un'idea riciclata per un personaggio riciclato: salvare la principessa, che sarà in cima alle scale, nella stanza più remota, della torre più alta del castello più irraggiungibile. “Giulietta, vuoi mangiare il mio compito?” Niente, purtroppo non c'è scampo con le vecchie scuse, il supporto digitale rende poco praticabile (e poco conveniente) l'ingestione di tablet da parte di un cane: poco praticabile e, soprattutto, poco economico (costui difenderebbe il proprio tablet a costo della sua stessa vita). È come assistere ad una laboriosa ed infaticabile fucina di idee bislacche. Sarete d'accordo con me che non ha proprio voglia di mettersi d'impegno. Ecco, sembra che voglia aggiungere un altro personaggio, forse per allungare il brodo: udite udite...Don Chisciotte!!! Beh, tanto meglio, gli “eroi” come lui sono abituati alle figuracce. Vediamo dove mi ambienterà: l'oceano sconfinato? Il monte Everest? Ancora non lo sa, è tutto una bozza e una cancellatura. Adesso indosso una pesante armatura medievale, cosa vorrà mai farmi fare? No! Ci ha ripensato (beh, pensare, è un parolone nel suo caso), l'armatura si è trasformata in un giubbotto di pelle, e mi ritrovo in una città, coinvolto in un inseguimento poliziesco! Per fortuna il mio socio sembra avere la patente di guida...ah, no...sta cavalcando un ronzino malaticcio! Fermi tutti! Ha appena avuto un'idea brillante (ecco il perché di quella puzza di bruciato)! Epico a dir poco! Adesso vi spiego che piega prenderà la storia, davvero grandiosa! Il racconto sta finalmente per decollare, ma...che succede? Lo spazio a nostra disposizione si sta esaurendo...mi è rimasto soltanto un rigo per dirvi che...

Terza classificata
Giulia Di Gregorio, Scuola IC Valceno, Varano de' Melegari (Parma)
AMICI DI STRADA

Ormai erano ragazzi di strada, o meglio, animali di strada. A loro piaceva vivere così. Sì, certo, avrebbero entrambi preferito una casa in mattoni, intonacata e dipinta con colori caldi e accoglienti, ma era toccato loro un putrido cassonetto, pieno di sacchi della spazzatura di proprietà di un'entità sconosciuta. Mangiavano qualsiasi cosa capitasse sotto i denti. Si intrufolavano nel retro di alcuni ristoranti e lì facevano vere e proprie scorpacciate di cibo. Si erano conosciuti per strada. Rannicchiato in un angolo in quel freddo inverno, il gatto provò a toccarlo: nessuna risposta. Il felino si avvicinò con cautela. Un verso di spavento e paura lo fece alzare dal terreno e spiccare un balzo sull'enorme scarafaggio. I loro occhi si scontrarono: sembrava si conoscessero da sempre, anche se così non era. Dalla bocca dell'insetto sporco uscì qualche suono indecifrabile; terrorizzato osservava con occhi spalancati il gatto nero e magro come un ramoscello, che miagolò. Stranamente si compresero. Si misero l'uno accanto all'altro, sopra un pezzo di cartone bagnato e unto di chissà quale sostanza. Si raccontarono le rispettive storie. Uno, murato insieme all'amata padrona dal marito di lei nel muro della cantina. L'altro, diventato un enorme insetto prima di recarsi al lavoro. Erano simili, anche se diversi. Entrambi avevano dovuto abbandonare la casa contro la propria volontà; non era stato permesso loro di restare. "Chissà perché?" riflettè il gatto. "Forse eravamo troppo o troppo poco per chi ci stava intorno. Magari non c'è una vera spiegazione, doveva e poteva solo essere così. Forse tutto quello che ci è capitato doveva servire a farci essere qui, oggi, insieme.

Premi speciali della Giuria:
Pietro Pezzato, Scuola di Roncade
Viola Paganori, Scuola Volta di Robbiate, 3 G
Gaia Leone, Scuola Dante Alighieri di Casamassima, 3 G