I concorsi
I vincitori del concorso 2016/17

Concorso 2016/2017

LA FINE È NOTA


È successa una cosa grave, inedita e molto spiacevole, che ci ha turbati e feriti: uno dei testi vincitori al nostro concorso (il primo classificato) è risultato essere copiato da un video su YouTube. 

Sorpresi da quanto ci abbia fatto male possiamo ammettere solo di aver sbagliato. L'errore è nostro: non abbiamo valutato, scandagliato, perlustrato a fondo tutto il conoscibile, ma non siamo tuttologi del web. Non vogliamo pensare che sia un errore avere piena fiducia davanti a ogni testo che ci sia capitato tra le mani. Fiducia che quelle parole, messe una di fianco all'altra a costruire quella storia, fossero state scelte con fatica o leggerezza da un ragazzino o una ragazzina che, veramente, voleva raccontarci la sua storia, che, veramente, voleva scrivere e essere letto o letta, che, veramente, aveva voglia di giocare.

Ringraziamo i ragazzi attenti (più attenti di noi) che ci hanno segnalato questa scorrettezza, ma vorremmo anche rivolgere due parole a chi si è arreso, a chi ha scelto una strada semplice quanto inutile.

Copiare un compito è successo a tutti, farsi suggerire una risposta fa parte del Manuale di Sopravvivenza dello studente, ma vincere un gioco barando è qualcosa che non si fa. Non ci sono tante parole, tanti discorsi da fare, semplicemente non si fa. Non si fa per gli altri che gareggiano onestamente, non si fa per chi osserva e giudica perché nulla indispettisce più dell'esser presi in giro, ma soprattutto, e questo vogliamo che sia ben chiaro, soprattutto non si fa per se stessi perché se agli altri concorrenti può passare la delusione della sconfitta e a noi di aver sbagliato, a chi vince immeritatamente resta solamente il sapere di non aver vinto niente, in realtà. 

Il concorso è un gioco, divertiamoci con fantasia e onestà, per favore!


Seconda classificata:

Aurora Catania, 2 C, Scuola secondaria di 1° grado di Banchette (TO)

Lei era come tutti gli altri. Uguale. Identica. Li avevano progettati così: simili e irriconoscibili. Tutto era programmato in loro, affinché come unica ambizione gli rimanesse soltanto il lavoro. Vivevano in una Terra oramai tutta grigia, un pianeta senza più né mari né foreste. Le scuole non c'erano, i parcogiochi nemmeno. I bambini che sorridevano si erano estinti così come gli adulti che sussurravano parole di conforto. Era un mondo infelice, ma così tremendamente ben organizzato. Lei era come loro, o almeno doveva esserlo. Lei non aveva un nome, nessuno aveva un nome, questo per il semplice fatto che non ce n'era bisogno, non ci si parlava né ci si voleva bene. Lei odiava quel mondo. Forse era l'unica, o forse no, non poteva saperlo, non ci si confidava i segreti, ma Lei non era adatta a quella Terra. Non lavorava, non eseguiva gli ordini, gli altri non sapevano chi fosse lei e a lei erano sconosciuti gli altri.

Stava passeggiando più lontano del solito un giorno, silenziosa e taciturna come sempre, quando in uno dei crateri grigi scorse un oggetto. Giorni e giorni le ci vollero per apprendere che cosa fosse, e altro tempo ancora le servì per giungere alle conclusioni sul suo popolo. Un libro le aveva svelato tutti i più grandi misteri sulla sua identità. Era l'ultimo, non ce n'erano altri, avevano voluto distruggere la cultura per impedire a tutta quella gente grigia di ribellarsi, avevano distrutto dei capolavori, avevano distrutto ciò che c'era stato, bello o brutto che fosse. Era furiosa. Voleva un nome, così come l'avevano avuto, prima della sua, popolazioni intere. Si sarebbe chiamata Iride, come la dea dell'arcobaleno, poiché, aveva scoperto, nell'arcobaleno il grigio non c'era. E infine, si decise e scappò, per cercare altri resti del passato scoperto. Aveva fatto, finalmente, quello che aveva sempre sognato, e presto tutti lo avrebbero saputo, ma non aveva paura.

 

Terza classificata ex-aequo:

Luisa Cirone, 3 B, Scuola secondaria di 1° grado Mattarella, Modena

 

Sole.

Fa caldo.

Sopra di me ci saranno cinque o sei persone, non lo so. Sudo. Forse perché non ce la faccio più, mi fanno male le gambe, sono in questa posizione da ore. Di fianco a me c'è Hamed, ma ho perso di vista Cora, mia moglie, con Niscia, mia figlia.

Oscilla, trabocca, potremmo rovesciarci tutti, non è stabile e siamo troppi. Qualcuno cade in mare, qualcuno urla.

Tra i pianti non annega la paura di essere inghiottiti dall'enorme forza che è il mare, resta a galla solo la speranza, e tanta voglia di ricominciare.

Uomini, donne, bambini e anziani, pronti a rischiare, ad abbandonare le loro case, i loro paesi, parenti e amici, per poi vedersi di fronte enormi onde che si alzano tanto per ricordarci quanto siamo piccoli.

Poveri esseri non abbastanza forti da poterci proteggere dal mondo, miseri uomini schiacciati dall'odio della guerra.

Inizia a piovere, la gente si dimena, ormai la situazione degenera.

Mi giro alla ricerca di visi conosciuti ma vedo solo povera gente, persone uguali in una condizione comune, con gli occhi stanchi di chi ci spera ancora.

Silenzio. Poi grida. Sembra si sia avvistata una nave, cerchiamo di avvicinarci. Uomini, uomini come noi a bordo di piccole scialuppe ci stanno tendendo la mano.

Poco più di mezz'ora e il gommone è vuoto. Siamo su una barca, su una di quelle vere.

Fuori continuava a piovere senza sosta, ma d'ora in poi questo non sarebbe stato più importante, per loro.

 

 

Terza classificata ex-aequo:

Giulia Malinverno, 3 A, Scuola secondaria di 1° grado Parini, Como

Il fischio del treno rimbombò nella stazione. Dalle sue porte, agitate onde di uomini si riversavano infrangendosi contro i propri pensieri. Poi scese lui: un cappello grigio, pantaloncini di velluto, lampi di vita proiettati nei suoi occhi vitrei, la mano destra sorreggeva una valigia e quella sinistra vegliava su un orsetto di pezza…un soffio di bambino. Si adagiò sulla seconda panchina a destra, sotto il grande orologio che scandiva rumorosamente ogni minuto della vita, che passa e scompare.

“Buonasera, signore”, disse alla cupa figura maschile seduta accanto.

“È giorno”, rispose una voce filtrata dalle pagine del giornale.

“ Ma numerosissime stelle brillano”.

“Ehm…sì”. Un sorriso incerto schizzò sul volto dell'uomo.

“Sono magiche, non trova?”

“Sei da solo?”

“No, affatto. Sono accompagnato dalla vita.”

Il dubbio pervase lo sguardo dell'uomo adulto: “Che cos'hai in quella valigia?”

“Sogni, signore…non sa quale incantevole spettacolo sia vederli spruzzati sulle stelle, avvolti di fantasia, che forgiano la forma di una creatura che non saremo mai in grado di addomesticare”.

Gli occhi dell'adulto esprimevano incessanti ondate di preoccupazione: ”Hai bisogno di aiuto, piccolo?”

“Lei sogna?”, chiese il bambino.

“Beh, vedi…io sono un adulto…sono stato anch'io un bambino, ma ora sono grande e…non voglio mentirti, ma cioè, vedi…non serve sognare da adulti”.

“Signore, lei ha davvero bisogno di aiuto”. Il bambino, con un pugno avvolto di delicatezza, bussò sulla propria valigia. Strali di luce fulminati da colori invasero qualunque cosa potesse esistere, strappi e lembi di follia inzupparono l'uomo che, impaurito, teneva nascosto il volto tra le mani.

Poi, quando il bimbo richiuse la valigia, porta dell'essenziale, l'uomo potè riaprire gli occhi, i suoi veri nuovi occhi che brillavano di luce infantile e di speranze. Il bambino manifestò una sorta di approvazione alzando il cappello e sorridendo con gli occhi.

“Qui ho finito il mio dovere”, disse il bambino, e dopo che ebbe terminato di parlare, prese le sue cose e se ne andò per non tornare mai più.

 

Premi speciali della Giuria (in ordine alfabetico):

Riccardo Bellato, 2 C, Scuola De Lellis di Padova

Nicoletta Bianco, 3 D, Scuola Gozzano di Rivarolo Canavese

Michele Carenini, Scuola Mantegazza di San Terenzo

Davide Cellini, 3 B, Scuola Pirandello di Civitanova Marche

Filippo Fanini, 1 B, Scuola Grecchi di Castel del Piano

Sabrina Laera, 1 C,Scuola Dante Alighieri di Sammichele di Bari

Luca Panucci, 1 C, Scuola Mattei di Marina di Ravenna

Emma Paolucci, 3 A, Scuola di Vacri

Moses Pedranzini, 1 A, Scuola di Traona

Jacopo Silvestre, Scuola di Portogruaro

Marianna Vidale, Scuola Antonibon di Nove

Giulia Volpe, 3 C, Scuola Manzi di San Bartolomeo