I concorsi
IL CONCORSO 2012/2013
Concorso 2012/2013
IL TITOLO IMPERFETTO


Prima classificata: Marta Ceccarelli, III A, Scuola secondaria di 1° grado A. Mariotti di Scarlino (GR)

Congelato dai troppi pensieri, abbandonato, scordato o forse solo appoggiato distrattamente sul filo sottile e fragile della mia memoria. In equilibrio, tra il nulla e il tutto, stava silenzioso uno dei libri più travolgenti mai letti da me "The frozen boy", l'ho letto circa un anno fa, quasi per caso, ma quando l'ho rivisto sul tavolo della biblioteca, un turbine di emozioni mi è ritornato in mente facendo riaffiorare sentimenti provati tra le pagine di quel libro. Non potevo immaginare che quella copertina blu intenso con quella scritta bianca al centro fossero un mix esplosivo, pronto ad abbattersi su chiunque avesse letto anche solo la prima riga. Groenlandia, 1946, una banchisa affacciata sull'oceano, un uomo troppo sofferente per resistere all'idea della morte, un luccichio, tra la linea del ghiaccio e del cielo, una scoperta sconvolgente, un ragazzo intrappolato nel ghiaccio. Il risveglio di un bambino congelato per un secolo, il risveglio di un uomo creduto perso, tormentato dai rimorsi e dai rimpianti. Come un anaconda, le frasi e le parole di quel libro ti stritolano, torturandoti fino all'ultimo rigo. Tutto perfetto. Tranne una cosa. Il titolo. Leggermente impenetrabile. Leggermente impercettibile. Leggermente noioso. Leggermente inadeguato. Leggermente insufficiente. Leggermente imperfetto. Se mi fossi chiamata Guido Sgardoli, se avessi saputo scrivere un libro così incredibilmente e maledettamente bello, avrei dato tutto un altro titolo a questo romanzo. Credo che lo avrei intitolato "Bianco, blu, verde". Come i titoli dei tre capitoli. Come i colori che schizzano fuori dalle frasi scritte nero su bianco. Come i colori di cui si sono dipinti i miei sentimenti. Come il ghiaccio, l'oceano e i prati irlandesi dove la mia mente s'è persa, riga dopo riga, pagina dopo pagina, colore dopo colore.

Seconda classificata ex aequo: Giulia Carraro, III E, Scuola secondaria di 1° grado dell'IC 2 di Bassano del Grappa (VI)

Eri nell'elenco dei libri consigliati per l'estate e, in effetti, sulla copertina c'era un bel mare blu, ma era così strano quel disegno del grande coccodrillo con in cima un bambino vestito da infermiere, con una valigia tipo 24 ore di pelle marrone! Ti intitolavi "Nel mare ci sono i coccodrilli" scritto da Fabio Geda. Boh! Ero perplessa, il disegno non mi attirava e nemmeno il titolo, eppure la Prof. l'aveva fortemente raccomandato e i miei compagni di terza G avevano anche incontrato l'autore! Mi sono avvicinata per sentirne l'odore e la consistenza (mi piace il profumo della carta stampata specie quando le pagine sono un po' ruvide e non bianchissime) e mi sono accorta del sottotitolo: "Storia vera di Enaiatollah Akbari"; ho pensato subito al film "Terraferma" che avevo visto da poco e ai miei compagni di scuola Kavvtar e Mouad, così l'ho preso. Quando, nella mia prima sera di vacanza in Puglia, ho scoperto il tuo indice in prima pagina, ho capito che mi avresti sicuramente conquistato: Afghanistan, Pakistan, Iran, Turchia, Grecia, Italia, un paese per ogni capitolo e una cartina meravigliosa a tutta pagina che tratteggiava il viaggio lunghissimo del protagonista. Non sono riuscita a fermarmi, sono andata avanti con l'ansia di sapere, mista alla paura che ciò che stavo leggendo era davvero successo. Un bambino di dieci anni costretto a sopravvivere da solo, tra mille pericoli e difficoltà che cerca la salvezza scappando dalla sua terra e diventando un immigrato clandestino. E ogni volta tornavo a quella cartina in prima pagina, per seguire il tragitto e immaginavo i colori, i profumi, le difficoltà di Enaiat. Ma il titolo non l'avevo ancora capito. Finalmente a pag. 106, quando sulla "mia" cartina ero a Ayvalik e bisognava andare in Grecia a Mitilene, tu hai raccontato dei coccodrilli!!! Beh, ecco io il libro l'avrei intitolato: "12.863 km per la libertà", e guarda, caro mio libro, che non è un numero a caso, ma ho fatto i conti su internet da tappa a tappa. Ho pensato anche ad una copertina diversa, per esempio a Enaiat, vestito normalmente, certo un po' sporco e trasandato per l'odissea intrapresa, mentre guarda tutta la strada da fare davanti a sé, ma in fondo c'è un bel sole e soprattutto la libertà.

Seconda classificata ex aequo: Lorena Apetrei, III C, Scuola secondaria di 1° g. Divisione Julia, Fagagna (UD)

Non tutti. Non tutti i libri. C'è chi attira di più c'è chi meno. Secondo me il titolo è solo una piccola parte della storia. È come il nome di una persona. È necessario, ma non si può dire se è giusto o sbagliato. Io mi chiamo Lorena. Ti attira poco o molto? Non mi piace considerare un titolo brutto, poco avvincente e uno carino, affascinante. Tutto questo è questione di gusti e di età. Un libro che mi è particolarmente piaciuto è "Misha corre" di Jerry Spinelli. Vi piace il titolo? A me sì, così com'è. Misha è stato chiamato ebreo, zingaro, ladro e nanerottolo, ma in realtà lui non era nessuno e non aveva nessuno. "Devi muoverti sempre per primo. Non richiamare l'attenzione. Sii invisibile". Sapeva solo rubare e correre nella Varsavia invasa dagli Stivaloni, dai nazisti. Ruba per sé, per Janina, la bambina ebrea la cui famiglia l'ha accolto nel ghetto, per gli orfani; sempre correndo, facendosi invisibile, sgattaiolando, rischiando, nascondendosi, resistendo e riuscendo ogni giorno a sopravvivere. Era un ragazzo che ha scoperto come sia più sicuro non essere nessuno. Una sola volta ho pensato di sostituire il titolo. Ho pensato al fatto che Misha non è qualcuno. Misha non corre spensierato e tranquillo, felice. Misha scappa, voltandosi ogni volta per assicurarsi. E allora perché non intitolare il libro "L'Ombra"? Una piccola macchia nera sui muri, che un momento è qui e l'altro è là, sempre in cerca di un nascondiglio migliore.

Seconda classificata ex aequo: Sara Cambellotti, III G, Scuola secondaria di 1° grado Lidia Poet, Pinerolo (TO)
"Ti salverò" è la promessa fatta a Filippo da Michele. Due bambini, due storie.
Michele Amitrano, nove anni, un'estate torrida fatta di corse in bicicletta e spighe di grano. Giochi all'aria aperta e sgridate della mamma perché torna a casa tardi. Ignaro fino alla fine del futuro che lo attende.
Filippo Carducci, nove anni anche lui, biondo e magrolino. Strappato dalla sua vita, dalla sua casa, dalla sua mamma che piange disperata in televisione. Incatenato in un buco freddo e puzzolente, nascosto da un vecchio materasso.
Michele lo scopre per caso, cadendo dal ramo di un vecchio albero. Era arrivato ultimo e doveva scontare la sua penitenza.
Timore, confusione e infine amore fraterno, sono le emozioni che attraversano come un vortice i due bambini.
Il figlio del carceriere e l'ostaggio, amici nonostante il divieto di vedersi, il pericolo, la paura.
"Ti salverò" promette Michele.
Ti salverò dalle ingiustizie di un mondo troppo grande e troppo complicato.
Ti salverò dal tuo destino, perché la tua vita non deve essere vissuta così.
Ti salverò dai mostri che popolano i tuoi sogni, perché fidati, ho trovato un metodo che funziona.
Ti salverò contro il volere di mio padre, di mia madre, di mia sorella, che ancora mi implora di tornare indietro.
Ti salverò anche se ho paura, tanta paura.
Ti salverò anche a costo della mia vita.
Ti salverò perché ti voglio bene.
Ti salverò, Filippo.

Terza classificata ex aequo: Micol Fazzini, III A, Scuola secondaria di 1° grado Istituto Comprensivo Sud, San Benedetto del Tronto (AP)

Il titolo originale del libro che ho scelto è: " Le avventure di Oliver Twist". Quest'opera di Dickens, secondo me, dovrebbe chiamarsi: "La musica della disperazione". La mia motivazione? Al protagonista, il piccolo Oliver, viene negata l'infanzia e la sua vita è caratterizzata da dolore, ingiustizie e sacrifici.
Ho voluto utilizzare la parola "musica" perché durante la lettura, in effetti, sembra quasi di sentire nell'aria una splendida e malinconica melodia, eseguita da un meraviglioso violino. Spesso essa diviene più veloce; le parole diventano note che scorrono prepotentemente e quasi in modo disordinato sul pentagramma, cioè la pagina bianca. Altre volte, invece, la musica rallenta. Le riflessioni, infatti, fanno rallentare il ritmo caotico della vita. Anche quella del piccolo Oliver Twist. Ho voluto utilizzare la parola "disperazione" perché credo che la vita del protagonista, un piccolo orfano la cui madre è morta dandolo alla luce, sia piena di angoscia.
Le avventure di Oliver ci insegnano molte cose: ad affrontare la vita con coraggio (bella o brutta che sia), a rassegnarsi all'idea che nessuno può avere una vita perfetta e a cercare di migliorare ogni giorno con una piccola rivoluzione, quella del proprio io.
Sostengo, infatti, che il personaggio principale sia diventato molto più complesso alla fine del romanzo di quanto non fosse all'inizio.
Oliver ci direbbe di provare a cambiare il nostro destino, se la situazione attuale non ci rende felici, ma la cosa più importante che ci insegna è quella di non arrendersi e credere in una speranza per tutti, anche nei momenti più bui. A volte essa sembra lontana, ma è comunque presente. Per questi motivi, quest'opera è rimasta inamovibile nella mia memoria: motivo per cui l'ho scelta.
"La musica della disperazione" non è un semplice titolo, ma un riassunto di tutte le varie emozioni che si provano leggendo questo libro.

Terza classificata ex aequo: Elena Adulti, II A, Scuola secondaria di 1° grado Francesco Severi (AR)

Cambiare il titolo di un libro non è cosa semplice; anzi direi quasi impossibile. Sarebbe come tentare di cambiare il nome a qualcuno o cercare di modificarne l'identità. In fondo un libro è sempre la personale opera di qualcuno, di uno scrittore che ha messo sé stesso, la propria fatica, a volte la sofferenza, altre l'umorismo, ma in ogni caso un romanzo resta il prodotto del lavoro appassionato del suo autore. Certo, è vero, lo scrittore nel proprio romanzo racconta la "sua" storia e lo scopo è quello di non fornire al lettore interpretazioni sul significato della propria opera: ognuno è libero di dare i significati che vuole ma poi accade che quello stesso autore debba attribuire a quel libro un titolo e il virtuoso proposito di "rimanerne fuori" crolla come un castello di sabbia perché il titolo è l'essenza del libro, è la sua chiave interpretativa. Sono convinta fermamente di questo, nessuno scrittore può scrivere senza essere profondamente coinvolto in ciò che racconta, sia essa una storia autobiografica o meno e in tutto questo il titolo è la tappa finale del lavoro, il nome che l'autore dà al suo libro, è come quando si battezza un figlio. Nessuno, né una ragazza di 13 anni come me, né altri grandi autori, dovrebbero pensare di poter scegliere un titolo migliore. E per questo che i libri vanno trattati con delicatezza e con rispetto quasi fossero persone; certo la carta delle pagine ha ben poco di umano, ma un libro ha una sua personalità, un suo essere vivo. Dietro ad un libro c'è sempre una persona che l'ha pensato e creato: solo a lui può spettare il diritto di cambiarlo. Forse proprio per questo motivo, secondo me gli unici titoli da rivedere sarebbero quelli che sono stati cambiati nella traduzione da una lingua all'altra. Ho fatto una ricerca su internet e ho scoperto per esempio che "Il giovane Holden" nella lingua originaria era " The Catcher in the Rye", un'espressione certamente molto difficile da rendere in italiano (sarebbe "Il prenditore nella segale"), ma che sicuramente per l'autore deve aver avuto importanti significati e rimandi poetici. Il titolo si rifà a una poesia in lingua scozzese e in uno dei dialoghi del romanzo la sorella chiede al protagonista cosa vorrà fare da grande; lui risponde che vorrà essere colui che salva i bambini un attimo prima che cadano nel burrone mentre giocano in un campo di segale, dove è chiaro il rimando simbolico del burrone e della segale: il primo rappresenta l'ipocrisia del mondo adulto, la seconda la purezza e la bellezza della fanciullezza.

Terza classificata ex aequo: Anna Bolla, classe II C, Istituto Comprensivo di Moretta (CN)


"Io e Te", un libro di Niccolò Ammaniti, ha un titolo non adatto perché non rispecchia il tema principale del racconto: la Solitudine.
Secondo me, "Solo", è il titolo più appropriato a questo racconto perché spiega come la solitudine sia tra noi, soprattutto tra i più giovani.
Infatti il protagonista di questo libro è un ragazzo "solo" perché non viene accettato dal gruppo.
Questo accade anche alla sorellastra che è "sola" nella sua battaglia contro la droga.
Infine il protagonista si ritroverà "solo" davanti al corpo della sorellastra, morta "sola" per overdose.

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA alla scuola che si è distinta per l'originalità e la varietà del lavoro svolto:

Scuola secondaria di 1° grado di Isola Rizza (VR)

PREMI SPECIALI DELLA GIURIA in ordine alfabetico

Chiara Agliardi, 3 D, Scuola Sec. di 1° grado Marconi, Brescia

Angelo Cataldo, 2 E, Scuola Sec. di 1° grado Comprensivo 1, Frosinone

Rebecca Rossi, 2 A, Scuola Sec. di 1° grado Vico, Chieti

Giacomo Rusconi, Scuola Sec. di 1° grado D'Acquisto, Venezia-Mestre

Giulio Summers, 1 A, Scuola Sec. di 1° grado Ferraris, Modena

Arianna Vocale, 3 D, Scuola Sec. di 1° grado Paadre Pio, Torremaggiore (FG)