I concorsi
"...e vissero tutti felici e contenti?"

Ecco i vincitori del concorso "...E VISSERO TUTTI FELICI E CONTENTI?" indetto dal Giralibro nell'anno scolastico 2005/2006.




PRIMO CLASSIFICATO

Giorgia D'Alessandro, classe II, scuola secondaria di I grado "Nicola Nicolini" di Vacri (CH).
Libro: L'ESTATE GIGANTE di Beatrice Masini.
...Sono sola. È meglio. Non voglio nessuno che mi guardi in un momento del genere, quasi intimo. Sì, intimo è la parola giusta. Sento un peso sullo stomaco, come ogni volta che m'accingo a salutare il mare. Strano. Mi ritrovo in acqua, quasi come se un folletto dispettoso mi ci avesse buttata. Non so perché. Mi sento così. L'onda dei ricordi mi travolge riempiendomi di malinconia. Ripenso a quella sera in cui io e mia madre abbiamo parlato, il fruscio del cotone, la sua pelle cremosa. I capelli mi volteggiano attorno alle spalle. Sciolti. Dovrò tagliarli, il sole li ha seccati. Mi piacciono così, ruvidi al tatto, pieni del ricordo del sole. Ho bisogno di qualcuno che mi sostenga, proprio come quando Nina mi si acciambella attorno e sussurra - Mi consoli? -. Io mi faccio consolare dal mare. Mi perdo nel suo abbraccio verde. Per un attimo ho paura, paura di cadere nelle tenebre di quell'abisso, di quel vuoto incolmabile. Il sale ha sciolto la mia tristezza. Mi sento bene. Felice. Libera di quell'universo d'acqua baciato da un ultimo sorriso di sole. Il vento colora il crepuscolo con i suoi ineffabili colori. Penso che potrei rimanere per sempre qui, in acqua, in questa posizione, senza più muovermi, senza più parlare né amare, né odiare...ma penso alla mamma, a Luca, come farebbero senza di me? Ma soprattutto come farei io senza di loro? Le onde mi accarezzano, sono una conchiglia in mano alla corrente. Ho paura che un'estate come questa non ci sarà più. Mi areno sulla battigia spumosa d'acqua. Il mare ha deciso che devo andare. Punto le mani al terreno per rialzarmi e sento qualcosa di ruvido. Afferro una manata di sabbia zuppa. Sassolini, frammenti di alghe e...una conchiglia rosa e gialla, di quelle lunghe e affusolate. Mi alzo senza lasciarla. Guardo verso il cielo, c'è una nuvola che sembra un gigante. Stringo la conchiglia e fisso quel mare verde, che sarà sempre qui, ad aspettarmi, insieme al gigante. M'imprimo quell'immagine nella mente e nel cuore per non scordarla mai più. Sorrido al mare. Mare...

SECONDI CLASSIFICATI

Marta Basso, classe II C, scuola media statale "Calderari" di Vicenza.
Libro: OPPI di Justo Navarro.
- Bene bene bene... - continuava a ripetermi il poliziotto nelle orecchie - sei stato visto a bordo della Honda Shadow rubata...ma dimmi...chi c'era con te? - la domanda che più temevo era questa. Non potevo non mentirgli. Ma io non avevo mai mentito. O forse sì. In ogni caso, non potevo tradire così l'amore che provavo verso Oppi. Non risposi. Passò un quarto d'ora, mezz'ora, tre quarti d'ora. O forse ero io che non avevo la cognizione del tempo. Avevo paura. Il poliziotto, dato che non rispondevo, aprì una porta, dietro l'ufficio. Ne uscì Oppi. Aveva la faccia pallida e smunta, anche se per me era ugualmente bella. Il poliziotto mi riferì che nemmeno lei aveva parlato. Non appena lei mi vide, l'espressione della sua faccia mutò. Divenne più seria e colpevole. Avrebbe forse mentito, dicendo che ero io il ladro? Mi sentii di nuovo usato da lei. Silenzio. Lei guardò il poliziotto. Poi mia madre. Infine me. Mi rivolse un timido cenno con la testa, che mai capii cosa significasse. - Sono stata io - confessò. Forse Oppi mi amava.

Marta Minguzzi, classe III G, scuola media statale "Carracci" di Bologna.
Libro:IO NON HO PAURA di Niccolò Ammaniti.
...finalmente ho capito: la civetta si comporta in modo strano perché gira intorno al suo nido. E le civette fanno il nido nei buchi! Ecco dove si poteva trovare Filippo! Ho cominciato a spostare i lapi accatastati. Mi sono affacciato nel buco buio come pece e ho sussurrato: "Filippo". Una voce roca mi ha risposto: "Sono qua, Michele! Hai mantenuto la promessa che saresti ritornato". Non avevo altro tempo da perdere, ho preso la corda che legava alcuni pali e l'ho calata nel tetro buco incitando Filippo a tirarsi su. Ma il suo corpo era come quello di un burattino, era esausto e privo di energie. Gli ho fatto forza dicendogli che non doveva avre paura e che, essendo il suo angelo custode, non l'avrei tradito. Ed ecco il suo viso pallido che sbuca, ma nello stesso momento si ode la voce di Melichetti che discute con mio padre. Cosa avrebbe fatto Tiger Jack al posto mio? Il tempo per pensare non c'era, ma... c'era al confine con i campi il trattore di Melichetti. Prendo Filippo in braccio e incomincio a correre verso il trattore. Ci salgo sopra, proprio come facevo con Maria sul camion di papà. Azionarlo era un gioco da ragazzi, ma mi tremava la mano per il freddo e la tensione. Attraversavamo il campo veloci e certi che dalla gravina non ci avrebbero visti. Riuscimmo ad andare avanti fino alle colline di Lucignano, dopodichè scendemmo e ci coprimmo con dei panni. Ci facevamo forza a vicenda e, finalmente, l'insegna luminosa della polizia si faceva vicina. Chi avrebbe mai avuto il coraggio di denunciare suo padre? Nessuno, fuorchè io, Michele Amitrano, perché ho capito che il mondo ha bisogno di giustizia e perché io non ho paura.

TERZI CLASSIFICATI

Costanza Sacerdote, classe II N, scuola media statale "Piero Gobetti" di Villarbasse (To).
Libro: JOHNNY IL SEMINATORE di Francesco D'Adamo.
Il giorno dopo il cielo era azzurro, pulito, luminoso, ecco. Magda mi lampeggiò sul cellulare un - Bella giornata questa! -. Sì, ero d'accordo: ora che tutti sapevano che Johnny aveva ragione, nessuno avrebbe avuto il coraggio di insultarlo o di mettere in discussione le sue parole. Nemmeno Max. Mentre facevamo colazione, scese Johnny. Non era più così rigido, sembrava più disteso, ma i suoi occhi non erano tornati blu, erano sempre di quel grigio spento, triste. Facemmo colazione parlando del più e del meno, ma nessuno parlò dellla sara prima. Nessuno ne parlò più. Era come se si vergognassero, o si pentissero, di quanto avevano fatto. Da quel giorno molte cose cambiarono. Max non fece più il bullo, più o meno, io cambiai look perché non avevo più bisogno del punk, Franz smise di distruggere le lattine di birra, passò alle bottiglie ed il signor Lulli la smise per sempre di sputare sentenze. Nessuno, però, disse più che la guerra era giusta.

Grazia Micheli, classe III F, scuola media statale "Glisenti" di Idro (BS).
Libro:L'ALTRA FACCIA DEL SILENZIO di Margaret Mahy.

Parlavo ormai da tre anni ma quel magico silenzio che mi aveva avvolto per tanto tempo mi mancava come l'abbraccio caloroso di una madre, avrei voluto dire tutto quello che pensavo senza aprir bocca. In quel periodo il silenzio che mi creavo era veramente ridotto perché ormai andavo in una scuola normale dove vi erano frequenti interrogazioni, a casa mi chiedevano sempre un sacco di cose, quando uscivo con le amiche non si faceva altro che intraprendere discorsi di ogni genere. Il mio silenzio si avvicinava cheto e silenzioso mentre fissavo la città al crepuscolo che la inondava di luce ambrata e mi accingevo ad addormentarmi. Io volevo comunicare col mondo, ma come avrei fatto a trovare il silenzio con tutto quel parlare? Un giorno entrai nel vecchio studio di Athol, diventato dopo la sua partenza la mia camera, e accesi il computer. Cominciai a battere i tasti sulla tastiera e a far apparire sullo schermo una serie di frasi. In qule momento sentii il silenzio avvicinarsi a me e penetrarmi nel cuore: capii cosa avrei fatto, come sarei riuscita a raccontare al mondo le mie idee senza pronunciare alcuna parola. Avrei scritto. Annie aveva letto un paio di temi fatti a scuola e li aveva giudicati "eccellenti" e "ricchi di stile", allora perché non provarci? Potevo sentirmi magica ancora, potevo ancora dare un significato al silenzio e, nonostante il mio cambiamento, alla mente mi sarebbe sempre tornata l'immagine della Hero d'un tempo.

Sara Brivio, classe 1 B, Istituto Comprensivo "Salvo D'Acquisto" di Muggiò (MI).
Libro: TUTTO IL TEMPO DEL MONDO di Andrea Molesini.
Silenzio, non sentivo più niente intorno a me. Lentamente riaprii gli occhi e mi ritrovai disteso sul letto in casa degli zii, mi toccai in tasca e sentii il gessetto, ripensai allora a Pic, a Serita, al Duca e Zagrea e a tutti gli avvenimenti accaduti. Tutto il Tempo del Mondo si era ripreso i suoi personaggi, mentre io che ero rimasto, sentivo invece rumori provenire da sotto e mia zia che mi stava chiamando per mangiare. Mentre scendevo le scale ripensai a questa strana estate, alle persone che avevo conosciuto, agli zii e i loro problemi e di nuovo il pensiero ritornava a Pic e al gessetto che avevo in tasca, sicuro che mi avrebbe dato forza nei momenti più tristi.

Simone Sculli, classe I A, scuola media statale "Nicoli" di Settimo Torinese (TO).
Libro: MIO PAPÀ SCRIVE LA GUERRA di Luigi Garlando.
"...Non ti preoccupare per la macchina, la tratto bene. Mamma si è calmata e non è più bianca come una mozzarella. Tu sei forte, in gamba e so che a te non potrà mai accadere nulla". Quella lettera non ebbe mai risposta.

LE ALTRE SCUOLE PREMIATE

Scuola media statale "Niccolini" di San Giuliano Terme (PI) con Gabriele Rugani, II C.
Scuola media statale "Doria" di Novi Ligure (AL) con Lara Malaspina, III A.
Scuola media statale "Doria" di Novi Ligure (AL) con Filippo Moncalvo, III A.
ICS "Volta" di Abbadia Lariana (LC) con Eleonora Agostani, II A.
ICS "Petteni" di Bergamo con Viola Bianchetti, II B.