I concorsi
Mi ricordo...
PRIME CLASSIFICATE EX AEQUO

Anja Boato, classe 3 D, Scuola secondaria di 1° grado Petrarca di Padova e Martina Beretta, classe 3 D, Scuola secondaria di 1° grado IC Lina Mandelli di Usmate Velate (MI)
 

Ecco il testo di Anja Boato:

“Sì, ciao, sono io... lo so è da tempo che non ti sento... e non interrompermi! Insomma, volevo solo raccontarti una storiella divertente... no, non ha niente a che fare con lui, è solo un fatto... e aspetta! Insomma, visto il tuo amore per la lettura pensavo di…e dai, aspetta che ti racconto.

È un giorno qualunque di quinta elementare, la scuola è aperta, il sole splendente, la noia palpabile, ma ecco entrare in classe quel gran babbeo di Enzo, con un sorriso a mille denti stampato in volto, che si dirige a grandi passi verso il banco di Maria. Quando questa gli chiede il perché del suo sorriso da ebete lui fa svolazzare "La compagnia dei Celestini" di Stefano Benni, davanti ai suoi occhi, compiaciuto. “Questo è un libro da grandi” dice “ma è davvero una foooooorza!” gergo tipico di quell'imbecille. Maria risponde: “Ma che vuoi che me ne freghi?” detto ciò sostiene un comportamento altezzoso per il resto della giornata, fino all'ora d'uscita, quando se la fila in libreria a comprare il volume. Il giorno dopo eccola a scuola, col libro appena iniziato, che dice a Filippo “questo sì che è un libro, devi leggerlo” e Filippo fila a comprarlo. Che fa poi? Lo consiglia a Joe, che lo consiglia a Matteo, che lo consiglia ad Enrica, che lo consiglia ad Anto, che lo consiglia a Lucia, che lo consiglia a Giacomo... che lo consiglia a me. Più per curiosità che per tendenza, io inizio la lettura. Ci rimango intrappolata, scivolo fra le righe, mi perdo fra le parole, piango, sorrido, sghignazzo, mi preoccupo. Mi accorgo di non respirare solo dopo aver ottenuto un colorito violaceo, ma non m'importa, perché in quel momento Don Biffero trova i Celestini, o si stanno preparando per la finale del campionato. Seguo affascinata I'avventura dei quattro orfani che, inseguiti da una profezia, fuggono da mezzo mondo per render vero il proprio sogno. Ecco lì il Gran Bastardo, organizzatore del campionato mondiale di pallastrada, e Celeste, la bambina della profezia, forse viva, forse morta. Stefano Benni mi ha regalato un'avventura che non dimenticherò, nemmeno quando Cristina entrerà in classe con quel nuovo libro che porterà tutti gli altri a spendere gli ultimi risparmi, tutti coloro così affascinati dalla "compagnia dei celestini" da dimenticarsene. No, io lo ricorderò per sempre come “il miglior libro che abbia mai letto”. Che te ne pare? È questo che intendevi quando dicevi che i libri sono come ali? Sì, lo so, avevi ragione tu, ancora.”


Ecco il testo di Martina Beretta

Quante volte ho sentito leggere: “Nel mezzo del più grande, del più nero, del più fangoso fiume dell'Africa, due coccodrilli si concedevano un po' di riposo, con la testa fiori dall'acqua! Io nel mio lettino ascoltavo la voce della mamma che raccontava la storia de “Il Grande Coccodrillo” di Roald Dahl e ridevo, ridevo fino alla fine, quando il protagonista raggiungeva il Sole. Che cosa mi piaceva di questa storia? A distanza di anni non saprei proprio dirlo... troppo difficile rintracciare le motivazioni per cui io, bambina di tre anni, mi appassionavo all'avventura del colossale bestione. Ma, se è vero che non mi ricordo le ragioni per cui quella era la mia favola preferita, di una cosa sono certa: è stata la prima volta che ho subito il fascino sottile e misterioso di una storia. Ho percepito l'incredibile suggestione della parola scritta e ne ho avvertito in pieno tutta la sua forza e la sua grandezza. Avevo in qualche modo capito che i vocaboli potevano servire anche a qualcosa d'altro, non costruivano solo le frasi che sentivo pronunciare dai grandi e dai miei fratelli, ma avevano un loro scopo, si modellavano, si plasmavano, diventavano concrete come le penne delle aquile che trasportavano le principesse. Da allora non ho mai smesso di farmi raccontare o di leggere io stessa una storia. Ho imparato così a condurre una doppia vita: la mia, quella quotidiana sotto gli occhi di tutti, e un'altra più intima, più nascosta ma non per questo meno appassionante. Basta infatti che ancora adesso io apra un libro e tutto si anima, prende vita e fiorisce dentro di me. Col tempo ho cambiato letture, le parole si sono fatte più difficili, le storie più complesse: ho imparato ad amare Omero e mi sono fatta catturare da Dante ma nei miei occhi si accende un luccichio particolare quando sfoglio un libro. È lo stesso sfavillio che avevo quando la mamma prendeva dallo scaffale “L'Enorme Coccodrillo” e con una voce tenebrosa prendeva l'avvio “Nel mezzo del più grande, del più nero, del più fangoso fiume dell'Africa, due coccodrilli si concedevano un po' di riposo, con la testa fuori dall'acqua” e l'incanto pareva non finire mai.

 

 
SECONDE CLASSIFICATE EX AEQUO

Eleonora Zerbetto, classe 3 D, Scuola secondaria di 1° grado Giotto di Padova
Linda Amaduzzi, classe 1 C, Scuola secondaria di 1° grado Tiepolo di Pagnacco, (UD)
Lidia Pizzuto, classe 2 E, Scuola secondaria di 1° grado Biasi di Sassari



Ecco il testo di Eleonora Zerbetto:

Non so se veramente "L'incredibile storia di Lavinia" è stato il mio primo libro. Di sicuro è il primo che ricordo per un motivo molto semplice: aveva a che fare con la cacca. Sì, proprio "quella" cacca nella quale, ad un certo punto del libro, per una magia non proprio ben riuscita, si era trasformata la stessa Lavinia. Il libro mi era stato regalato da Lorenza, la mia madrina di battesimo, in occasione del mio sesto compleanno. Ricordo che lì per lì il regalo mi era sembrato uno dei peggiori che mi avessero potuto fare. Niente a che vedere con la Barbie Sposa che rni aveva regalato la nonna, nè col Sapientino che mi era stato donato da Luigina, la cugina di mio papà, specializzata in "regali utili". Pertanto "Lavinia" rimase nello scaffale della libreria per qualche mese fino a che la mamma non ebbe I'idea di metterlo in valigia, l'agosto successivo, quando partimmo per le vacanze in Austria, all'Achensee, un bellissimo lago tra le montagne del Tirolo. Lì, tra una passeggiata in mezzo al bosco ed un viaggio in battello, trovai di grande interesse occuparmi i pomeriggi, mentre papà si faceva un pisolino e mamma chiacchierava con la proprietaria dell'albergo, leggendo il libro di Bianca Pitzorno che, col tempo, ho imparato ad apprezzare anche per altri lavori. Devo dire la verità: forse non avrei mai letto completamente quel libro se la mia lettura stentata (avevo pur sempre fatto solo la prima elementare) non si fosse fermata sulle quattro righe di ringraziamento dell'autrice. Esse dicevano:"Ringrazio per l'ispirazione: Andersen per la fiammiferaia, Tolkien per I'anello, King per lo sguardo, Voltaire perchè sì e Madre Natura per la cacca”. Conoscevo la fiammiferaia ma di Andersen non sapevo nulla, Tolkien credevo fosse una merendina, l'unico King col quale avevo avuto a che fare era Kong, Voltaire... boh!, ma ragazzi, della cacca sapevo tutto! Domandina: il libro l'avete letto? No? Allora, mi dispiace, ma siete nella..... condizione di mettervi subito a leggerlo!


Ecco il testo di Linda Amaduzzi:

Mi ricordo, non preoccupatevi, me lo ricordo il mio primo libro. Quando sono entrata in libreria ed ero spaesata, quando la mia mamma si lanciò dentro e iniziò a propormi una marea di libri. Mi ricordo quando la mia mamma era delusa perché quei libri non li volevo. Ma ricordo soprattutto quando iniziai a guardarmi intorno e subito vidi QUELLO scaffale e QUEL libro. Lo scaffale era alto, molto alto, mi chiesi: "Chi legge libri presi da scaffali così alti?", ma feci un passo avanti, così tanto per curiosità. Misi a fuoco quel libro e vidi che era grosso, "con miliardi di pagine" pensai, dato che ero abituata a libri con 10 pagine. Poi mi ricordo che mi chiesi: "Ma chi legge libri così grossi", ma feci un altro passo avanti: ero curiosa. Mi ricordo che sulla copertina vidi una bambina che cavalcava un delfino: " Nessuno cavalca i delfini" pensai, ma feci un passo ancora avanti, sapete, ero curiosa. Infine mi ricordo che lessi il nome dell'autore: Pinin Carpi e mi dissi: "Che nome buffo, nessuno mi crederà,  quando dirò di avere letto un libro di Pinin Carpi", però feci un passo avanti:  ormai ero arrivata. Mi ricordo la faccia che fece mia mamma quando le dissi che volevo leggere “Susanna e il soldato”, di Pinin Carpi. Mi ricordo che cercò di dissuadermi: era troppo grosso, non sarei mai riuscita a leggerlo tutto. Nonostante tutto, però, non ci riuscì. Ricordo che quando uscii con il libro in mano (non volevo il sacchetto), guardai il buco lasciato dal mio libro in quello scaffale così alto. Vado spesso in quella libreria, ma il buco non c'è più, ci sono altri libri, su cui magari qualcun altro scriverà una storia, che saranno amati da altri. Quello che ho preso io ha già da molto tempo il posto d'onore nella mia libreria. Ho scoperto che ha 342 pagine, e non miliardi, e quando ho un po' di tempo lo rileggo e ripenso a quel buco che mi ha cambiato la vita.

 

Ecco il testo di Lidia Pizzuto:

La luce fioca e rossastra della mia lampada filtrava appena dalle trame fitte del mio lenzuolo colorato. Lo tenevo sulla faccia e lo guardavo sollevarsi e riabbassarsi al ritmo del mio respiro. Tenendo le ginocchia flesse, formavo una sorta di tenda e lì sotto, nel tepore umido del mio fiato, al caldo della trapunta con i gattini, c'era un mondo di re, di grandi eroi e di esseri mitologici. Mia madre, fuori, seduta ai piedi del mio letto, riusciva a farli filtrare tra le trame del lenzuolo; la sua voce mi arrivava leggermente ovattata ma riuscivo a non perdere una parola. Quando qualcosa non mi era chiaro, scoperchiavo la "tenda" e chiedevo chiarimenti; quando avevo ottenuto una spiegazione esauriente richiudevo il lenzuolo oltre la mia testa e il racconto poteva riprendere. "Ora si dorme" diceva mia madre, alla fine dell'episodio. "Mamma, un altro" chiedevo io con voce supplichevole. "Hai promesso che non avresti fatto capricci, le promesse si mantengono. Non sarai mica come Laomedonte?" diceva mia madre mentre ripiegava il lenzuolo sulla trapunta. Bacio in fronte, luce spenta, porta chiusa. Ero sola. Ero Esione, legata allo scoglio in attesa di essere divorata, ero la bellissima Elena, o Cassandra che conosce il futuro…Col torpore del sonno le storie di tanti eroi si intrecciavano fino a divenire una sola storia, la mia. Plasmate dalla mia immaginazione tutte le avventure avevano una sola protagonista, ero io. Non c'era impresa che non sapessi affrontare né guerriero che non potessi sconfiggere e con questi pensieri mi addormentavo, vinta solo dal sonno. ll libro era "Storie della storia del mondo": come resistere ad un titolo così affascinante e misterioso e come rimanere indifferenti a racconti tanto importanti? Per questo ascoltavo sempre con attenzione, cercando di non perdermi un attimo di quei minuti splendidi che avrebbero, poi, ispirato i miei sogni. Aspettavo sempre quel momento magico della sera nel quale c'era posto, oltre che per la storia passata, anche per le fantasie di una bambina di cinque anni.

 
TERZA CLASSIFICATA

Hu Yun, classe 2 C, Scuola secondaria di 1° grado Dante Alighieri, di Salzano (VE)

A me piace leggere, qualsiasi tipo di libro, tranne i libri di scuola che mi sono"antipatici". Mi ricordo che il primo libro di scuola che ho odiato era il libro di "Riflessione linguistica". L'avevo avuto quando ero andata ad iscrivermi alla seconda elementare, avevo sette anni ed ero appena arrivata in Italia dalla Cina. Dovevo imparare l'italiano e la sua grammatica. Nel libro c'erano tutte le nove parti del discorso cioè nomi, articoli, avverbi, congiunzioni, preposizioni, aggettivi, pronomi ed esclamazioni. C'erano molti esercizi e giochi, ma vi erano anche teorie molto difficili. Odiavo quel libro e non sopportavo tutta quella roba, mi metteva in ansia, pensavo che la maestra me lo facesse imparare tutto a memoria. Ma poi non è andata così, dovevo solo ricordarmi a che cosa servono e dove si mettono le varie parole per costruire una frase. Adesso ho capito che senza quel libro sarei ancora una straniera che non conosce bene l'italiano.
 

PREMI SPECIALI DELLA GIURIA

Beatrice Vanacore, classe 3 E, Scuola secondaria di 1° grado Mattioli succ. Petriccio


Il testo di Beatrice Vanacore, per la giuria, avrebbe meritato un premio più importante, ma la ragazza purtroppo ha del tutto dimenticato i termini di lunghezza previsti dal bando…dunque riceve una menzione speciale e pubblichiamo volentieri il suo testo sul sito, insieme a quelli degli altri vincitori.

Complimenti a Beatrice, e…peccato!

 

IL PRIMO LIBRO CHE MI HA DATO UN EFFETTO TERAPEUTICO/ CONTRO UNA NOIOSA GIORNATA D'ESTATE: Harry Potter e la pietra filosofale

Categoria: Antinoia-Antistress
Indicazioni terapeutiche: come antinoia: contiene l'ingenuità, la semplicità e l'onestà dell'infanzia che ci fa sorridere; come antistress: ottimo per evadere dal logorio della quotidanità
Controindicazioni: diventare fan sfegatati della saga e/o non riuscire a togliere gli occhi dal volume.
Precauzioni d'impiego: nella possibilità (frequente) che si presentino effetti collaterali...la cura è inesistente. Certo, se non vi fidate potete provare a chiamare il medico.
lnterazioni medicamentose ed altre: la somministrazione è a piacere, ma se il primo volume non dovesse bastare vi consigliamo di provare con gli altri sei; vi consigliamo, inoltre, di leggerli a distanza ravvicinata per non dimenticarvi alcuni fondamentali passaggi descritti durante la narrazione.
Avvertenze speciali: gravidanza e allattamento, iniziate sin da subito ad abituare vostro figlio alla lettura di un buon libro.
Effetti sulla capacità di guidare e usare veicoli durante la lettura del libro: impossibile fare entrambe le cose insieme; vi verrà l'irrefrenabile voglia di saltare dalla finestra a cavallo di una scopa.
Dose, modo e tempo di somministrazione: per i bambini è indispensabile leggere. L'età minima per iniziare con Harry Potter è di otto anni. La dose giornaliera raccomandata per questa età è (in media) di un capitolo al giorno da suddividere in quattro somministrazioni circa.
Effetti indesiderati (per voi): avere incubi nei quali rivivete i momenti più drammatici del libro.
Effetti indesiderati (per gli altri): sentire voi che parlate ininterrottamente di Harry Potter producendo un irritante ronzio.
Composizione: ogni racconto contiene eventi indipendenti che si intrecciano ad un filo conduttore che fa da tramite da un volume all'altro.
Produttori e controlli finali: J.K Rowling, Salani Editore.
Revisione del foglio illustrativo da parte dell'agenzia italiana del farmaco: in data 15/03/10


Ricordo ancora quell'assolato pomeriggio d'estate di circa sei anni fa nel quale mia sorella, stufa di vedermi girare in casa senza un vero perché lamentandomi per la temperatura e per la mancanza di cose da fare, mi mise in mano quel libro apparentemente inutile per una bambina di otto anni. Dopo il vano tentativo di usarlo come ventaglio mi misi a sedere e iniziai a sfogliarlo, e rimasi affascinata dalle illustrazioni. Mi chiesi chi fossero quei buffi personaggi e iniziai a leggere la prima pagina, poi la seconda, la terza e così via, in una mezz'ora finii un capitolo e passai al seguente, ne lessi tre fermandomi di tanto in tanto a riflettere sul significato di quelle pagine, di quanto fosse diversa la mia situazione da quella del protagonista e di quanta invidia provassi nei confronti di quel bambino (a otto anni non ci si rende conto della fortuna che si ha, a Harry erano morti i genitori). Il giorno dopo sempre annoiata dalla mancanza di attività da svolgere mi immersi nella lettura e così feci per tutta l'estate. Qualche mese fa ho finito di leggere il settimo ed ultimo libro. Pur avendo letto altri innumerevoli libri so che nient'altro mi farà provare certe sensazioni:

almeno l00 sono le volte che ho riso a squarciagola leggendolo

piu di 1000 le volte che sono rimasta stupita

3 le volte che mi ha fatto onestamente piangere.

Concludo dicendo che se oggi ho la passione per la lettura il merito è solamente di Harry Potter e il mio consiglio per gli ipocondriaci è: lasciate stare la farmacia e fate un salto in libreria.

 

GLI ALTRI PREMI SPECIALI DELLA GIURIA in ordine alfabetico

Federica Arancio, classe 3 F, Scuola secondaria di 1° grado Mendola Vaccaro di Favara (AG)
Sara Baudetti, classe 2 H, Scuola Sec. di 1° grado Gobetti di Rivoli (TO)
Alice Di Matteo, classe 3 E, Scuola Sec. di 1° grado Pirandello di Civitanova Marche (MC)
Giada Gambini, classe 2 C, Scuola Sec. di 1° grado Graziani di Bagnacavallo (RA)
Alberto Rettegno, classe 3 A, Scuola Sec. di 1° grado Falcone Borsellino di San Raffaele Cimena (TO)
Lucrezia Succetti, classe 3 B, Ist. Comprensivo di Cosio di Cosio Valtellino (SO)


 
Due menzioni speciali per due ragazzi che hanno svolto un lavoro di grande impegno e valore, anche se i loro testi sono stati giudicati troppo lontani dal bando di concorso per poter entrare nella rosa dei premiati:

Evangelista Romualdi, classe 2 D, Scuola Sec. di 1° grado I.C. Magliano di Larino (CB)

Altin Mazreku, classe 3 D, Scuola Sec. di 1° grado Bertolini di Portogruaro (VE)
 

Ed ecco, in ordine alfabetico, i ragazzi che fino all'ultimo sono stati tra i possibili premiati, quelli i cui testi sono piaciuti molto a tutti i giurati e solo per poco non sono riusciti a vincere: bravissimi a tutti!


Matteo Alfarè, classe 3 A, Scuola Sec. di 1° grado Pertini di Ponte nelle Alpi (BL)
Aurora Bussoleni, classe 1 A, Scuola Sec. di 1° grado Don Milani di Lesmo (MI)
Francesca Bufano, classe 1 C, Scuola Sec. di 1° grado IC Sinisgalli di Potenza
Guido Carra, classe 3 D, Scuola Sec. di 1° grado Manzoni di Traversetolo (PR)
Laura De Iaco, Anna Astore, Alice Pagliani, classe 3 C, Scuola Sec. di 1° grado  Farini di Bologna
Chiara Finoglietti, classe 3 D, Scuola Sec. di 1° grado Olivetti di Torino
Michael Malgrati, classe 1 A, Scuola Sec. di 1° grado Recagno di Cogoleto (GE)
Beatrice Marchitelli, classe 1 E,  Scuola Sec. di 1° grado IC Pitocco di Castelnuovo di Porto (RM)
Alice Martinotti, classe 1 B, Scuola Sec. di 1° grado Calvino di Torino
Lucabrando Sanfilippo, classe 2 B, Scuola Sec. di 1° grado di Prato (GE)
Michela Simoni, classe 1 F, Scuola Sec. di 1° grado Galilei di Casalecchio di Reno (BO)
Cristina Suraci, classe 2 E, Scuola Sec. di 1° grado Peyron Fermi di Torino
Maddalena Zinato, classe 1 A, Scuola Sec. di 1° grado di Vò Euganeo (PD)