I concorsi
CIAO, SCRIVO PER DIRTI…

Ecco i vincitori del concorso CIAO, SCRIVO PER DIRTI… indetto dal Giralibro nell'anno scolastico 2008/2009

PRIMA CLASSIFICATA

Irene Papotti, classe 3 G, Scuola secondaria di 1° G. Mameli, di San Giovanni in Persiceto (Bo)


Caro Roberto Piumini...
"C'era una volta Tommaso campanaro..." Queste sono state le prime parole che ho letto in vita mia. Forse è stato solo un caso che fossero parole sue.
Non lo so, ma so con certezza che dopo questa frase nella mia vita sono entrate molte altre parole, anche complicate.
Quel minuto libretto di poche pagine l'ho sfogliato, assaporato in tutti i suoi semplici concetti, annusato e riletto dopo tanti anni.
Posso solo ringraziarla per avermi accompagnata dove il tempo non scorre e i viaggi in terre misteriose con compagni valorosi e animali parlanti non finiscono mai. Il mio mondo.
Non penso di essere troppo infantile quando in alcuni momenti della mia vita il mio sguardo cade in quei due centimetri di libreria dove conservo “Tommaso campanaro” e ripensando alle prime due facciate che ancora adesso ricordo a memoria mi viene da sorridere.
Un sorriso che diventa un pensiero. Scrittori.
Soprattutto quelli che raccontano storie a partire dai più piccini, colme di significati per la vita.
Occorre coraggio e immaginazione perché semplici parole riproducano nel cuore di un bambino il suono di tre campane.
Per me diventare scrittori vuole dire proprio questo.

 

Ed ecco per Irene la risposta di Roberto Piumini

Cara Irene,
ti racconto qualcosa su Tommaso campanaro.
La fiaba era scritta da poco, probabilmente non ancora pubblicata, quando io e un amico di cognome Gatti, decidemmo di fare i burattinai. Il nome della compagnia era già pronto, e ammetterai che era piacevole: "Gatti e Piumini". Decidemmo che il nostro primo spettacolo sarebbe stato "Tommaso Campanaro", così io lo riscrissi in testo teatrale. Costruimmo tutto noi (per la verità era l'amico a saper costruire, io contribuii per il testo, e per alcune teste in cartapesta di burattini):  la baracca di alluminio, la copertura di velluto rosso, i burattini, i tre fondali, i costumi. Il testo c'era già, le musiche le rubammo a qualcuno. Ci divertimmo molto. Dopo alcuni mesi, la compagnia era pronta, e cominciammo a fare spettacoli. Muovevamo, noi due soli, quattordici personaggi: io, che sapevo recitare meglio del collega, davo la voce a una decina di burattini.
Lo spettacolo piaceva, i bambini ridevano, maestre e mamme erano contente.
Ma sapessi che fatica, che sudore a montare e smontare la baracca, e soprattutto a manovrare da sotto i quattordici burattini, cambiare le scene, accendere e spegnere la musica: alla fine eravamo distrutti.
Dopo il settimo spettacolo (quanto bastava per rientrare nella spesa) e quando ci chiamavano ormai molte scuole e biblioteche, decidemmo di non andare avanti: fatica e mal di braccia a parte, Andrea voleva dedicarsi alla liuteria, alle discese in canoa per i torrenti, e a varie fidanzate. Io dovevo dedicarmi a scrivere, e ad altre cose.
Ci spartimmo i materiali: lui, astutamente, prese la piastra e l'alluminio, io l'inutilissimo velluto rosso, che rimase anni sotto un letto e poi fu buttato, e i burattini, che però non furono inutili: Michele, mio figlio, che ora ha 33 anni, ci giocò per tantissimo tempo.
Ecco, cara Irene, un pezzo di vita dello scrittore, che non ha dimenticato più, fatica a parte, il fascino dei burattini, che, non avendo molti altri mezzi espressivi, dovevano cercare le parole più sonore e suggestive. Quelle che ancora tu ricordi, con mia grande contentezza, e molto affetto per te.

  Roberto

 

 

SECONDA CLASSIFICATA

R. C., Scuola secondaria di 1° di Carsoli (Aq)

che scrive a Inger Lindahl, autrice de L'inverno non è per sempre

Cara Inger,
la protagonista del tuo libro si chiama Lina,
odia arrivare a scuola impreparata,
odia il silenzio,
ha voglia di vivere,
ha voglia di fare esperienze,
vuole viaggiare,
vuole amare qualcuno,
ha un amico "particolare",
ha un'amica del cuore di cui a volte è gelosa,
ha una mamma che non si cala nei problemi degli adolescenti, ma protegge il papà ...
ha un padre solo di nome, ha un padre alcolizzato io non mi chiamo Lina,
spesso arrivo a scuola impreparata,
non odio il silenzio,
non ho voglia di vivere,
non ho voglia di fare esperienze,
non ho voglia di viaggiare,
non voglio amare nessuno,
non ho un amico "particolare",
ho una mamma che non si cala nei problemi degli adolescenti e non protegge il papà,
ho un padre solo di nome, ho un padre alcolizzato
brava Inger, conosci la mia triste situazione. Lina è fuggita anche se per poco, c'è rimedio per me?

La ragazza ha ricevuto in risposta una lunga e affettuosa lettera di Inger Lindahl, che la scrittrice desidera rimanga privata, e attraverso cui spera di iniziare un bel rapporto di amicizia non solo epistolare.

 

SECONDO CLASSIFICATO

Mattia Marsiglia, classe 1 B, Ist. Comprensivo Manzoni di Cava Manara (PV)

che scrive a Mino Milani

Ciao Mino, in questi giorni ho iniziato a leggere un tuo libro, si intitola Orfeo e Euridice. Ma non è per questo che ti scrivo. In realtà ho deciso di rivolgermi a te perché so che sei nato a Pavia e il piccolo paese in cui vivo da tre anni, Cava Manara, si trova proprio vicino alla tua città. Prima abitavo a Bologna, in pieno centro. Un posto bellissimo, strade piene di luci, negozi coloratissimi e sempre aperti, anche la sera tardi. Ma qualcosa mi mancava. Mi mancavano l'aria pulita, gli spazi, la possibilità di inforcare la mia bici e potermi muovere libero... Tutto questo in città non lo potevo fare, la mia vita era tutta concentrata in un cortile ed è per questo che, quando mio padre e mia madre hanno deciso di trasferirsi a Cava Manara, in fondo non mi è troppo dispiaciuto lasciare la mia vecchia scuola, i maestri e gli amici. L'idea di abitare tra le risaie, i prati, e di poter vivere finalmente lontano dai rumori delle strade e dei motori delle auto mi dava gioia. Ho visto la casa, quella che sarebbe stata la mia nuova casa, in un giorno di primavera. Ricordo che c'era un po' di vento e lontano, da una parte e dall'altra del cielo, vedevo anche le montagne. “Che bel posto!” ho pensato e ho subito detto ai miei genitori che vivere qui sarebbe stato fantastico. C'erano i prati verdi, gli alberi, i sentieri e un sacco di uccellini dappertutto. Insomma, per me un piccolo paradiso. C'erano persino dei canali pieni d'acqua che mi sembravano fiumi. “Libero” ho pensato. Ma mi sbagliavo. E quello che sto per scriverti, Mino, è una cosa che mi fa stare male. Ho saputo che qui, tra le risaie e i miei fiumi, vogliono costruire un'autostrada. Papà dice che non serve a nulla e vuole vendere la casa nuova. Io non so se questa autostrada serva davvero oppure no. So però che, oltre al casello d'ingresso e a uno svincolo enorme, vogliono realizzare anche una tangenziale e poi tanti palazzi, centri commerciali e capannoni di un polo logistico, punto di raccolta merce che significa solo un grande viavai di autotreni. Caro Mino, questa cosa mi fa paura, perché vuole dire che la campagna e le risaie scompariranno. Vincerà l'asfalto, vincerà il cemento e io, che mi ero appena liberato dal centro di una città, mi ritroverei di nuovo in mezzo allo smog e al traffico. Io sono solo un ragazzino che deve crescere e purtroppo nessuno mi ascolta. Un anno fa ho persino scritto al sindaco, ma non mi ha dato nessuna risposta. Forse se a scrivere della tua e della mia terra fossi tu che sei una persona importante, magari per i miei fiumi e i mie sogni ci potrebbe ancora essere una speranza.
Ciao. Un abbraccio, Mattia

 

Ed ecco per Mattia la risposta di Mino Milani
Caro Mattia,
non è ancora detto che quella dannata autostrada si faccia. Siamo in molti a non volerla. I danni gravissimi che essa porterebbe non solo all'ambiente ma anche all'economia presente e futura del territorio attraversato sono stati segnalati, anzi, gridati. Per chi non ha idea di che cosa stiamo parlando (mica tutti sanno dove e che cosa sia la Lomellina) diciamo che sarebbe come se si pensasse a un'autostrada (con interporti eccetera) che attraversi il Chianti. Si farà? Forse sì, perché c'è gente cui nulla interessa, del futuro d'un territorio, o anzi della vecchia e pur sempre cara Patria. Forse no, perché può darsi che vinca il buonsenso, o soltanto l'onestà di pensiero. Però, Mattia, mi pare pare che tu debba fronteggiare con il più coraggio (con più grinta) il tempo che hai cominciato a vivere, e quello che vivrai, e che probabilmente non sarà dolce. Non devi pensare a un futuro di fuga in ricerca di cieli puliti, di aria pura e di uccellini sugli alberi. Non devi pensare con sfiducia alla tua crescita e al tuo destino; al contrario, devi volere il futuro che vuoi, senza scrivere ai sindaci (che tutto hanno in mente fuorché rispondere ai ragazzi, che tra l'altro non votano) ma preparandoti, con lo studio oggi, e con il lavoro domani, alla battaglia per la difesa di quanto in Italia c'è rimasto di buono e di bello. Per cui, Mattia, non ti saluto dicendoti “la pace sia con te”, ma, all'opposto, “la guerra sia con te”, guerra santa, in nome del diritto a vivere ora da ragazzi e poi da uomini, e non da poveri robot da far lavorare da stella a stella, e da nutrire a idrocarburi. Avanti tutta e ciao
Mino Milani
PS Spero che Orfeo ed Euridice ti sia piaciuto.


TERZA CLASSIFICATA

Micol Gemignani, classe 3 D, SMS Motto di Viareggio (Lu)

Egregio Signor Bassani,
le presentazioni sono fondamentali. Io sono una ragazzina di tredici anni e mezzo e mi chiamo .... Beh, sicuramente il mio nome non le suonerà nuovo.... Ha capito? Io mi chiamo Micol senza accenti né lettere non pronunciate. Man mano che sono cresciuta ho scoperto che i miei genitori mi avevano dato questo nome dopo aver letto il suo fantastico libro «Il giardino dei Finzi Contini» e sono stata fiera di chiamarmi come la sua protagonista. Quando ero molto piccola mi sentivo un po' dimenticata dal mondo poiché in nessuna collanina o braccialettino con il nome compariva il mio, passando sempre da Michela a Miriam seguendo l'ordine alfabetico. Ho trovato in Lei una specie di «salvatore», quasi qualcuno che mi avesse ripescato dal turbinio dei nomi comuni e assolutamente monotoni. Ha idea di quante volte abbia dovuto subire varie storpiature?! Un centinaio; ho un trascorso da inglese, francese, tedesca, irlandese e perfino da ragazzo... Non ci crede? Proprio da maschiaccio; ma questa cosa non mi fa più arrabbiare, anzi, oggi mi fa sorridere. Dopo tanto tempo ho scoperto che avere qualcosa di particolare o esserlo al tempo stesso, è bello, caratterizza e distingue in modo affascinante da tutti gli altri: oggi la diversità non dovrebbe più far paura... È d' accordo con me? Qualora decidesse di rispondermi ne sarei veramente lusingata. La ringrazio per l' attenzione

Micol,
la sua protagonista uscita dal libro

 

TERZO CLASSIFICATO

Piero Paialunga, classe I G, SMS Domenico Savio, Roma

«E se allora un bambino vi viene incontro, se ride, se ha i capelli d'oro, se non risponde quando lo si interroga, voi indovinerete certo chi è..... siate gentili! Non lasciatemi così triste; scrivetemi che è ritornato...»
Ebbene sì, caro Antoine de Saint-Exupéry, il piccolo principe è tornato e io ne sono felicissimo.
È Alexandre e abita proprio vicino a casa mia. Come il tuo è straniero ma di questa Terra. Parla spesso della sua Romania come il tuo piccolo principe dell'asteroide B-612. Anche lui ha i capelli biondi. È piccolo e magro e indossa sempre una piccola sciarpa.
Alexandre è curioso, chiede sempre la spiegazione di tutto e usa sempre matite colorate. A volte mi stupisce perché disegna case e mi chiede se, come lui, vedo le persone felici all'interno. Ha undici anni come me ma sembra in qualche momento più grande, quando pensa al suo paese e piange; invece appare più piccolo quando immagina il mondo con la mente di un bambino più ingenuo. Con lui io sto bene e capisco cosa provavi quando avevi accanto a te il tuo piccolo principe.
Qualche giorno fa gli ho letto un capitolo del tuo libro, quello dedicato alla rosa. Non so se lo ha compreso, non parla molto bene l'italiano Alexandre, però mi ha abbracciato e mi ha ringraziato.
Ho paura che un giorno possa perderlo, questo mio compagno, come tu hai perso il tuo piccolo principe. Ma hai ragione tu: un amico vero ci sarà sempre vicino a noi, prima o poi tornerà. Ciao

 

 

TERZA CLASSIFICATA

Sofia Berti, classe 2 C, Istituto Comprensivo Petteni, Bergamo

Cara J.K.Rowling,
è strano scriverti una lettera, dal momento che, da quando avevo sei anni, tu mi hai scritto dei libri. Forse tu non lo sai, ma io sono sempre stata convinta che i tuoi meravigliosi racconti, li hai scritti per una ragazzina che amava vedere il lato magico in ogni cosa, per trasformare le sue giornate in avventure indimenticabili. Ricordo come fosse ieri: avevo appena sei anni ed ero in soggiorno ad aspettare il ritorno della mamma dal lavoro; quando la mamma entrò dalla porta aveva un'espressione magica sul viso, una luce birichina le illuminava gli occhi: "Guarda cosa ti ho portato" mi disse. Mi mostrò un libro con una copertina strana. A dire la verità, io mi aspettavo qualcos'altro, che so, una bella bambola. Ma volli prendere lo stesso in mano quel libro. Appena lo toccai, sentii come un brividino di piacere scorrermi lungo il corpo. La sera, nel lettino, la mamma cominciò a leggermi quello strano libro, un capitolo ogni sera. Io me lo gustavo al massimo, immersa in quel meraviglioso mondo tutto mio. Facevo fatica, specialmente le prime volte, a distinguere Malfoy da Voldemort ed ero convinta che Hermione avesse i capelli blu anziché bruni. Ogni notte, Hermione, Silente, Ron, Harry ed altri personaggi entravano nei miei sogni pieni di magia. A scuola, ripetevo le battute di Ron e cercavo di fare la "so tutto io" come Hermione. A sei anni, "Harry Potter e la Pietra Filosofale" era diventato il mio libro preferito ed Harry e i suoi amici i miei idoli. Man mano che crescevo diventarono anche i miei migliori amici, attraverso i nuovi libri e film. La notte auguravo loro sogni d'oro. Anche oggi, che ho tredici anni, mi chiudo in camera e parlo con loro, qualche volta. Harry Potter e la sua magia hanno reso speciale, gustosa e piena di emozioni la mia vita. E tutto questo lo devo a te. Sappi che non finirò mai di dirti grazie. Tu non sai quante lacrime ho speso a leggere e rileggere la tua dedica all'inizio dell'ultimo libro di Harry Potter: "Dedico questo libro a te, se sei rimasto con Harry fin proprio alla fine". Ti dico che per me non è la fine. Harry, Ron, Sirius, Hagrid, Cho, Silente, Ron, Hermione, Silente, Fred, George, Luna e tutti gli altri rimarranno per sempre nel mio cuore, ed io continuerò a fantasticare con loro, aiutandoli ad illuminare la mia vita. Ma tutto prende vita da te. Perciò, con questa lettera io voglio dirti semplicemente GRAZIE!!!

Sofia



PREMI SPECIALI DELLA GIURIA


Tommaso Micelli, classe 3 C, Scuola Sec. di 1° di Basiliano (Ud)
che ha scritto ad Anna Frank

Simone Micalizzi, 2 D, Scuola Sec. di 1° Addobbati di Trieste
che ha scritto a Gianni Rodari

Denise Ribani, classe 1 D, Scuola Sec. di 1° Il Guercino di Bologna
che ha scritto a Gianni Rodari

Daniele Campesan, classe 3 G, Scuola Sec. di 1° Bellavitis di Bassano del Grappa
che ha scritto a Mario Rigoni Stern

Ed ecco, in ordine alfabetico, i ragazzi che fino all'ultimo sono stati tra i possibili premiati, quelli i cui testi sono piaciuti molto a tutti i giurati e solo per poco non sono riusciti a vincere: bravissimi a tutti!

Agnese Caliò, 1 B, Scuola Sec. di 1° Montanelli, Roma, che ha scritto a Roald Dahl
Nicolas Campagnoli, 3 A, Scuola Sec. di 1° Michelangeli, Lacchiarella (Mi), che ha scritto a Fabrizio De Andrè
Floriana Cardella, 3 A, Scuola Sec. di 1° De Filippo, Colleverde (Rm), che ha scritto a Deborah Ellys
Samuele Castellani, 2 B, Scuola Sec. di 1° Giovanni XXIII, Oppeano (Vr)
Samuele Conto, 2 F, Scuola Sec. di 1° Cena, Valperga (To) , che ha scritto a Antoine de Saint-Exupéry
Martina D'Errico, 3 E, Scuola Sec. di 1° Gobetti, Rivoli (To), che ha scritto a Fred Uhlman
Francesca Ferrari, 2 A, Scuola Sec. di 1° Foscolo, Bolzano, che ha scritto a Silvana Gandolfi
Leonardo Gelli, 2 C, Scuola Sec. di 1° Ser Lapo Mazzei, Prato, che ha scritto a Antoine de Saint-Exupéry
Giulia Grigolini, 3 A, Scuola Sec. di 1° Anna Frank, Lugagnano di Sona (Vr), che ha scritto a Natalia Ginzburg
Martina Leoni, 2 E, Scuola Sec. di 1° Magnani, Roma, che ha scritto a Stephenie Meyer
Giacomo Mallarini, 1 C, Scuola Sec. di 1° Pascoli, Grosseto, che ha scritto a Antoine de Saint-Exupéry
Maria Marinello, Scuola Sec. di 1° Rodari-Jussi, San Lazzaro di Savena (Bo), che ha scritto a Pablo Neruda
Federica Nascè, Scuola Sec. di 1° Meucci, Torino, che ha scritto a Paola Mastrocola
Monica Piazzolla, 3 A, Scuola Sec. di 1° Archimede, Bolzano, che ha scritto a J.K. Rowling
Greta Rocci, Ist. Comp. San Felice, Segrate (Mi), che ha scritto a Federico Moccia
Flavia Segati, Ist. Comp. San Felice, Segrate (Mi), che ha scritto a Alessandro Baricco
Stefania Spinelli, Scuola Sec. di 1° Sacco Boetto Paglieri, Fossano, che ha scritto a Philip Pullman
Edoardo Sodano, 2 A, Scuola Sec. di 1° Tasso, Sorrento, che ha scritto a Daniel Pennac
Pierina Trofa, 3 E, Scuola Sec. di 1° De Curtis, Barano d'Ischia (Na), che ha scritto a Niccolò Ammaniti
Armanda Viani, 2 A, Scuola Sec. di 1° Ruffini, Taggia (Im), che ha scritto a Angela Nanetti
Nicholas e Filippo, 2 A, Scuola Sec. di 1° Falcone, Palermo, che hanno scritto ad Amos Oz