I concorsi
L’ULTIMO LIBRO
Ecco i vincitori del concorso L'ULTIMO LIBRO indetto dal Giralibro nell'anno scolastico 2007/2008

PRIMA CLASSIFICATA

Francesca Nisi, classe 2 A, Scuola secondaria di 1° F. Petrarca di Padova
che ha salvato l'Odissea

Bocca salata come un'aringa. In questa giornata assolata, le onde spruzzano scintille colorate sulla faccia. Dal sorgere del sole sono qui con i miei amici migliori a catturare i pensieri della natura seduta sulla battigia. Da troppi anni siamo nel tempo difficile del “senza libri”. Solo vecchi insegnanti nelle scuole, carichi delle loro preziose memorie. Serpeggia il disagio inquieto della fatica sempre maggiore a formulare pensieri compiuti. Si vive qui ed ora bersagliati di immagini vuote trasmesse da centinaia di schermi sparsi dovunque. Nel tascapane di cuoio, lo sento respirare addosso a me, custodito come l'amore più bello, Odisseo e le sue avventure scritte nell'ultimo libro salvato, rinnovano ogni giorno la loro promessa di salvezza a me e ai miei amici. Da cinque anni lo apriamo insieme ogni giorno, il rito è sempre lo stesso: prima ne accarezziamo le pagine e la copertina per sentire la carta liscia sotto le dita, poi, a turno, ci piantiamo il naso sopra e ne beviamo il profumo, con l'emozione di sempre. Nausicaa, Penelope, la maga Circe, il ciclope, ne leggiamo piccoli pezzettini ogni giorno per non sprecare niente ed ogni volta, dalla lettura, si genera una storia diversa. In questo mondo mutilato del principale strumento di pensiero e conoscenza, il nostro piccolo gruppo di amici ha imparato a vivere e a guardare le cose del mondo, usando le mani, la barca, i muscoli e gli occhi di Odisseo. Noi siamo lui e lui è noi, attrezzati ad ogni imprevisto, coraggiosi, leali, capaci di amore e fedeltà. Segretamente, dentro 1a grotta alle nostre spalle, producendo carta dalle alghe, abbiamo già cominciato a lavorare. Ricopriremo il mondo dei libri scritti da noi.

SECONDE CLASSIFICATE
Ilaria Smiderle, classe 3 blu, ICS Il Tessitore di Schio
che ha salvato Harry Potter e i doni della morte di Joanne Kathleen Rowling

Corro.
Non ho nient'altro con me, solo il mio zaino con un libro, il mio computer e i miei due pupazzi di quando ero piccola.
Corro.
Sento una voce dal telegiornale indistinta “Tutti i libri verranno messi al bando, le case verranno perquisite da...”
Corro.
Sta piovendo, e io faccio di tutto per portare in salvo quello che sembra rimarrà l'ultimo libro sulla terra.
Siamo nel 2015, abbiamo tutti un governo corrotto, che vuole nascondere la verità, perciò ha pensato bene di bandire i libri, secondo loro fonte di messaggi segreti e falsità varie.
Corro.
Trovo un locale vuoto, entro senza bussare e vedo delle scale che portano chissà dove. Scendo e mi rannicchio nel sottoscala, sperando che nessuno mi trovi qui. Sedendomi, noto che il “pavimento” è fatto di terriccio.
“Perfetto” penso. “Se non altro potrò nasconderlo da qualche parte”.
Uno strano odore di zolfo mi arriva sotto le narici, e sento dei bambini piangere.
“Oh, no, anche i libri delle favole no!”. Stanno facendo un enorme rogo, e ho l'amara impressione che sarà il primo di tanti.
Improvvisamente sento dei passi sopra di me. Ho paura che stiano arrivando nel locale. Due uomini stanno parlando.
“Qui non ce nessuno, è abbandonato da tempo.” “Hai ragione: andiamocene.”
I passi si allontanano, e io tiro un sospiro di sollievo.
Mi metto le mani in tasca, ho freddo. Noto che ho il mio iPod in tasca. Lo tiro fuori, e lo accendo sperando che sia carico. Lo è.
Mi infilo le cuffiette, e metto la funzione "Random". Una canzone triste. Giusto per tirarmi su il morale.
Prendo il libro, leggo il titolo "Harry Potter e i doni della Morte" e inizio a sfogliarlo a casaccio. Ci sono le mie sottolineature, dei passi che mi hanno colpito.
Leggo la prima pagina, c'è una poesia.

Oh, le pene della stirpe,
l'urlo orrendo della morte
e il colpo che vibra profondo,
la ferita inguaribile, il dolore,
la maledizione che nessuno può sopportare.
Ma c'è una medicina nella casa, no, non là fuori, no
non giunge da estranei ma da loro,
è la lotta di sangue. Noi vi preghiamo,
oscuri Dei del sottosuolo.

Udite, Dei della Terra Profonda,
rispondete al richiamo, dateci il vostro aiuto.
E benedite i figli, che ottengano la vittoria.
Eschilo, Coefore

È piuttosto simile al mio stato d'animo attuale.
Continuo a sfogliarlo, rendendomi conto che è l'unica cosa che potrò leggere. Una lacrima scende lungo la mia guancia.
L'unico libro che abbia mai letto che sia stato capace di farmi piangere, nel momento della lettura.
Harry Potter mi ha dato moltissime emozioni, si può dire che mi ha cambiato la vita.
È pieno di concetti, oltre che alla classica lotta bene-male.
Tratta l'amicizia, l'amore, la vita, la morte, la discriminazione, la guerra e una miriade di altri concetti che colorano questo capolavoro.
Lo stringo forte al petto, come se fosse un tesoro e, in effetti, è un tesoro.
L'ultimo libro, l'ultimo davvero.
Il cuore mi batte forte e rimbomba nel petto.
La musica continua, ma ora mi sembra un lamento miagolato e insopportabile, tuttavia continuo ad ascoltarla e a sfogliare il libro sempre più disperatamente, come alla ricerca di una risposta a questo scempio.
Non sento più né il freddo, né la musica, né le lacrime.
Solo il frusciare di queste pagine mi dà il sollievo. Un soffio di vento.
È molto strano, visto che questo scantinato non ha finestre.
Mi accorgo anche che l'aria è abbastanza viziata, ma non ha importanza, son troppo occupata a guardare la pagina. L'ultima.
La risposta che cercavo.
“La cicatrice non gli faceva male da diciannove anni. Andava tutto bene.”
Sorrido. Le lacrime sgorgano a fiumi ormai, ma la metà sono di felicità. Andava tutto bene.
Andrà tutto bene.
Devo crederci, questa cosa finirà, prima o poi. Questo libro non sarà più l'ultimo, e tutto tornerà come prima. Devo crederci.
Mi tolgo le cuffiette, e faccio per sotterrare il libro, ma cambio idea e me lo metto nello zainetto.
Esco nella strada, ormai è pomeriggio inoltrato, e anche se c'è un flebile odore di zolfo rimane solo la cenere.
Non c'è nessuno per le strade, solo una voce indistinta dal telegiornale. “E così tutti i libri sono stati eliminati. Il governo dice che...”
Così credono. lo un libro ce l'ho ancora, e ora ho una missione da compiere. Devo riportare tutto alla normalità.
Sento il peso del libro nello zaino. Devo tenerlo al sicuro e trovare, forse, altre persone che hanno salvato qualcosa.
Mi volto, la città è vuota, e me ne vado per le strade, aumentando la velocità del mio passo.
Corro via.


Laura Missio, classe 3 A, Scuola secondaria di 1° G. Ferraris di Modena
che ha salvato Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry

Nel nostro mondo è scomparso tutto. L'arte, la musica... i libri... è tutto così grigio, così coperto.
Ho deciso, esco. Neanche inutile che veda di là a salutare, sono tutti davanti alla TV, come sempre... Ho una sola intenzione e poco tempo, fra un po' scatterà il coprifuoco e i fucili a sensori termici non hanno pietà, nemmeno di una quattordicenne come me.
Sono anni che non vado da quella vecchia signora, da Caterina; l'ultima volta avrò avuto sette anni. Allora era un periodo abbastanza bello: il coprifuoco non c'era ancora e noi non avevamo l'obbligo di tenere accesa la TV ventiquattr'ore su ventiquattro. In casa si parlava! La mamma allora lavorava fuori e mi accompagnava spesso da Caterina: centocinquantasette anni, portati bene, però! Mi ero affezionata a lei e lei a me. Una volta mi aveva mostrato una cosa che non avevo mai visto: era un “libro”, o almeno lei lo chiamava così. Era un vecchio, antichissimo libro di fiabe. Me ne aveva letta qualcuna ed era difficilissimo per me, senza l'aiuto di immagini, vedere i luoghi, i personaggi, ma poi con un po' di esercizio…Fu a casa di Caterina, per la prima volta, che “immaginai”.
Poi il governo ci aveva confinati tutti in casa e non si usciva più: telelavoro, televisione, viaggi virtuali... Ma oggi ho bisogno di vedere Caterina: ho bisogno di un libro!
Così lei mi porta nella sua cantina segreta, attraversiamo una botola, un'altra ancora e giungiamo in una stanza e nella stanza c'è un cofano colmo di libri. Sono un'infinità, ma io ne prendo uno solo: Il piccolo principe.
Comincio a leggere e a piangere, piangere perché è poesia, piangere perché è meraviglioso, piangere perché sono rimasta schiacciata per così tanto tempo.
Ho scelto questo libro perché prima o poi l'umanità deve svegliarsi. Lui, il piccolo principe, si è svegliato, si è posto delle domande, si è arrabbiato ed ha insistito, perché non riusciva a schiacciare se stesso, non riusciva a chiudere gli occhi. E così dovrebbero fare tutti. Gli uomini devono pensare, devono addomesticare le volpi, devono estirpare il baobab dalle loro vite.


Annalisa Vitale, classe 3 C, Scuola Internazionale Europea Spinelli di Torino

che ha salvato La tredicesima storia di Diane Setterfield

“Volete conoscere qualcuno? Mente anima e cuore?
Chiedetegli di raccontarvi quando è nato. Ciò che ne ricaverete non sarà la verità; sarà una storia.
E niente è più rivelatore di una storia.”
Ero a una stazione del metrò.
I miei capelli biondo sporco, tendente al grigio nonostante la mia ancora giovane età, cadevano piatti e mosci sulla mia faccia.
Aveva piovuto di brutto e i miei capelli non reggono alle piogge violente.
Dondolavo tra due dita, con fare nevrotico, una sigaretta light, la terza in un quarto d'ora.
Pendeva dalle mie dita solo più un moncherino mezzo spento.
La buttai per terra, la schiacciai con i miei consunti stivaletti neri e ne tirai fuori un'altra.
La quarta.
I miei occhi, acquosi ma allo stesso tempo di una freddezza raggelante, vagavano per l'immensa stazione, frenetici.
Se io vedessi una tipa come me per la strada, tirerei di sicuro dritto per non incontrarmi.
Non infondo sicurezza, non ho un buon profumo di sapone.
Il mio sguardo nervoso non riesce a posarsi su una cosa per più di un minuto, io devo osservare tutto.
Devo avere la situazione sotto mano, solo così posso essere tranquilla.
E in quel giorno impregnato di umidità cittadina, la situazione mi era sfuggita da tempo.

I libri non erano mai stati una cosa preziosa per me.
Non mi avevano mai lasciato niente.
A parte qualche ricordo delle mie mani nodose e ingiallite dal fumo che sfogliano una rivista dalla parrucchiera, nei miei primi sedici anni di vita non riesco quasi ad associare delle sensazioni a libri.
L'approccio ad essi fu disastroso.
Ero una ragazzina ribelle (il vizio del fumo lo presi a 13 anni), scontrosa verso i “vecchi”, e pensavo solo a divertirmi.
Mi ubriacavo tutte le volte che uscivo con gli amici, che poi non eravamo altro che ragazzini con la troppa voglia di crescere tipica della nostra età, ma già vecchi dentro.
Disfatti e consumati ci aggiravamo in branco nei venerdì sera afosi con l'odore di fumi più che sospetti impregnato nei vestiti, e la puzza di alcool per la strada.
Ero figlia dell'abbandono, come tutti noi del resto.
Avevamo alle spalle genitori svogliati che non facevano altro che pigliarsi a insulti e picchiarci.
Quello sì, oh sì, se me lo ricordo. Gli schiaffi e le botte. Le urla e la disperazione. L'abbandono e il senso di libertà quando ci allontanavamo dalle nostre case traboccanti di violenza per concederci alla notte, silenziosa spettatrice del nostro svagarci.
Del nostro annoiarci in modo diverso.
Del nostro fissare una bottiglia di birra vuota con il magone. Strafatti.
Pensavo fossero queste le sensazioni che spettavano a noi giovani.
Non avevo la più minima idea di cosa mi stessi perdendo.
Ma non divaghiamo troppo, torniamo ai libri.
I libri, questi sconosciuti.
L'approccio, come dicevo, fu sbagliato, malfatto, una corsa contro il tempo, un inutile tentativo che mi scoraggiò dal prendere in mano altri volumi per tutta quella che fu la mia adolescenza.
E quindi io crebbi così, nello spettro dell'ignoranza.
Sommersa da dubbi, domande e voglie che, anche se ancora non lo sapevo, solo i libri sarebbero stati in grado di soddisfare.
In quella mattina alla stazione del metrò, se qualcuno avesse avuto l'accortezza di posare lo sguardo su quel cumulo di bruttezza e sporcizia che ero, quel qualcuno avrebbe notato un rigonfiamento nel mio cappotto.
Più piccolo di una taglia, mi stava abbastanza aderente da rendere ardua l'impresa di nasconderci qualcosa sotto.
Ma nonostante questo nessuno si fermò incuriosito o gettò un'occhiata lunga sul mio abito, quella ragazza vecchia e nervosa non attirava certo gli sguardi.
Per una volta accolsi piacevolmente l'idea che la mia bruttezza fosse di rilevante utilità.
Perché sotto a due strati di vestiti si nascondeva una cosa: un libro.
Già, un libro.
I libri... li avevo sempre odiati, usato le loro pagine più come cartocci per le caldarroste che come strumenti di cultura, li avevo dimenticati e con loro tutta la mia carriera scolastica, avevo bandito ogni forma cartacea da casa mia...forse proprio perché mi sentivo troppo attratta da essi e sapevo che se fossi entrata nel circolo della lettura non ne sarei più uscita.
Non mi andava di dipendere da qualcosa.
Forse era un po' come per le calamite, i poli uguali si respingono. E io respinsi per tanto tempo quella forma di emozione, quell'odore della carta, quel vecchiume di libri antichi e saggi, tutto ciò a cui nel profondo sentivo di appartenere.
E col tempo mi convinsi che non era roba per me, no, affatto.
Ciò che mi spingeva a rischiare la vita per un libro neanche lo sapevo.
Una mattina limpida e fresca di aprile, per disposizioni e ordini superiori, fummo costretti tutti a partecipare ai roghi.
La limpidezza di quel mattino venne coperta da una coltre di povere e fumo, e il calore quasi ci soffocava.
Questi sono i miei ricordi del Grande Fuoco, che ormai è passato alla storia come disastro culturale.
Io, a quel tempo, non lo vedevo tanto come un disastro.
Ma la gente urlava per le strade, gridava nomi di autori, invocava Dio chiedendogli di risparmiare questo o quel libro.
Penso che Dio se ne infischiasse.
Perché alla fine non rimase un libro sulla faccia della terra.
Tutti scomparsi. Le ceneri per le strade. Tutti bruciati.
Tutti tranne uno.
Che si trovava esattamente sotto al mio cappotto, in quella stazione del metrò.
Me lo dette una donna in preda alla disperazione, era giovane, me la ricordo bella, ma col volto segnato dalla paura.
Me lo consegnò cacciandomelo bruscamente in mano, il mattino dei roghi.
“Tienilo, conservalo. Fallo per tutti noi.” Mi disse.
E io lo presi, lo nascosi sotto la canottiera, a contatto con la mia pelle fredda, incastrato in stabilità precaria nell'orlo dei miei jeans troppo larghi.
Inutile dire quanto tempo ci misi prima di decidermi ad aprirlo.
Arrivata a casa, lo buttai con violenza sulla scrivania.
Ecco, cosa mi toccava fare.
Adesso ero una fuorilegge, andavo contro l'unico freno che mi ero imposta.
Non volevo leggere, non dovevo.
Leggere, secondo quello che oggi è ancora il mio parere, rende gli uomini più fragili.
Ti fa sentire parte di una vita non tua, ti fa intrufolare in momenti ed emozioni di altri, e dopo un momento di disagio per essere penetrati in una vita altrui, ti fa sentire piacevolmente coinvolto.
È il tuo secondo mondo, lo strumento col quale fuggire dalla realtà.
Ma quando il libro finisce, non ti resta niente.
Solo un pugno di emozioni e ricordi non tuoi.
È tutta un'illusione, una fregatura..
Lessi il titolo in copertina: Diane Setterfield, La tredicesima storia
E poi, con cautela, tirai su la copertina, e mi misi a leggere.
“Volete conoscere qualcuno? Mente anima e cuore?
Chiedetegli di raccontarvi quando è nato. Ciò che ne ricaverete non sarà la verità; sarà una storia.
E niente è più rivelatore di una storia.”
La storia mi coinvolse, mi trascinai (con gli occhi incollati al libro) fino alla poltrona e ci sprofondai pigramente.
Leggevo lentamente, per gustare a fondo ogni pagina.
A circa metà libro, qualche ora dopo, mi alzai per prepararmi un te.
Mentre il bollitore appunto bolliva e si diffondeva un buon odore di te nella casa, mi misi a pensare.
Mi ero svestita e ora indossavo una grossa tutona da casa e le calze coi pompon.
Bevetti il te, ma avevo un senso di irrequietezza, mi ricordavo ancora le parole di quella donna:
“Conservalo, fallo per tutti noi.”
Cosa significava? Insomma, era un bel libro, senza dubbio, anzi sarebbe stato un peccato se fosse finito bruciato, però... mi rannicchiai su divano con la tazza in una mano e con l'altra mi misi a torturare i miei poveri pompon nel tentativo di concentrarmi.
Che utilità poteva avere quel libro?
Io mi ero rimessa a leggere, avevo violato tutti i miei sani principi, avevo rispolverato quella fetta di passato che avrei preferito rimanesse lì buona buona dov'era, ero stata rapita del mondo della lettura al quale non potevo più rinunciare, ma ora, proprio ora che non c'era più altro libro all'infuori di quello, come avrei fatto?
Non volevo finirlo, sarei rimasta senza nulla.
Lo allontanai da me, lo misi sul tavolo.
Alla fine decisi che avrei smesso di leggere L'ultimo Libro.
Lo lasciai a metà, mi abbandonai nei rigonfiamenti della mia poltrona e mi addormentai.
Il mattino dopo mi svegliai con un mal di collo tremendo, mi feci una cioccolata calda nonostante fosse aprile, canticchiai, scesi a fare la spesa.
Il libro era restato sul tavolo piegato col dorso all'insù.
Non lo volevo toccare, non lo volevo vedere e finii col dimenticarmene.
I giorni, poi, scorsero veloci e non ebbi più il tempo di pensare alla lettura.
Finché un giorno decisi di dare una sbirciatina, una sola, al seguito di quel libro.
E la sbirciatina si concluse a dieci pagine alla fine.
Ero intenta a leggere, avevo ceduto, quando dalle pagine vecchie e consumate cadde un bigliettino.
Lo tirai su, lo lessi, decisi.
Non spettava a me finire quel libro.
Su quel bigliettino, in calligrafia ordinata e pulita c'era scritto:
“A Margot, con tutto l'amore possibile.
Ho scelto questo libro, Margot, perché non c'è nulla di più importante di una storia.
E per chi, come noi, non ha mai avuto la fortuna di poter raccontare la propria storia, il significato di questo libro è ancora più importante e più bello.
Ti abbraccio forte, la tua sorellina. ”
E sotto c'era un indirizzo della mia città.
Senza indugi, mi misi il libro sotto il cappotto e mi avviai in quella umida giornata piovosa.
Pioveva di brutto e i miei capelli non reggono alle piogge violente.
Ma non mi importava.
Sospirai, presi il portafogli e varcai la porta di casa.

Sono passati pochi anni e, dopo rivolte, sommosse e manifestazioni, sono state riaperte le case editrici. Poco a poco si sono incominciati a rivedere i libri nei negozi, libri nuovi, dalla copertina lucida, e con quel buon odore di carta fresca intrappolato tra le pagine.
Io sono diventata un appassionata lettrice, lavoro in una panetteria, mi curo un po' di più, mi sono lasciata il passato alle spalle e ora sono più serena, tranquilla.
Ho incominciato a leggere di tutto, e l'unico libro che io non abbia terminato è stato proprio “La tredicesima storia”.
Lo riconsegnai alla proprietaria, una ragazza ormai donna, gemella e orfana dalla nascita.
Poco tempo dopo partirono le sommosse, il libro venne stampato in segreto e venduto sottobanco in migliaia di copie.
E la gente, grazie alla tredicesima storia, ha ritrovato la forza di battersi per i libri.
Perché niente è, e sarà mai, più importante e rivelatore di una storia.


TERZI CLASSIFICATI
Marta Andreotti, classe 3 F, Scuola secondaria di 1° Aldo Cappon di Cavarzere (Ve)
che ha salvato la Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo

Qui sola in questo mondo, rinchiusa in un tempo dove la clessidra si è fermata, in un luogo infinito, strano. Sono ferma con un libro tra le mani. Non so che libro sia. Tutti i libri pian piano scompaiono, alcuni bruciati, altri spariti, altri ancora dimenticati. Nemmeno il tempo di allungare le mani per salvare da un crudele destino più libri possibili, che sono già scomparsi. Ho afferrato solo quel libro. Perché quel libro? La risposta è semplice ma per altri potrebbe essere inaspettata. Vedete, io sono del parere che, nonostante i libri siano solo carta, sono come tutte le persone viventi dei nostro mondo. Ci sono tanti generi di libri, come ci sono tante razze umane. Il diverso carattere di scrittura di un libro da un altro è come il diverso colore degli occhi miei dai tuoi. II disegno della copertina dei libro è come il disegno della maglia che indosso., I disegni tra le pagine sono i nostri pensieri. Tutto questo si nasconde tra l'insieme delle pagine di un libro ed è come il nostro DNA complicato, diverso da persona a persona.. Ma quello che conta non sono i particolari del nostro corpo o di quelli di un libro. Quello che conta è che siamo comunque tutti esseri viventi, tutti esseri umani. I libri, che siano horror o romantici, dì avventura o di poesia,... sono sempre libri. Quindi, come tra le persone non ci sono differenze, anche i libri sono tutti da tenere, perché se tutti salviamo un libro, magari, se non ci piace, lo possiamo scambiare, così, anche se tu sei cinese, americano, africano, arabo, non cambia, perché io ti ho aiutato come tu hai aiutato me. Alla fine, se altre persone si aiutano l'un l'altra, finalmente capiranno che collaborando avremo un mondo in cui non esistono né ricchi e né poveri, ma soltanto giusti.
Quel libro, intitolato " Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo", mi ha fatto capire tutte queste differenze immaginate, false, ipotecate. Questo è il libro che tutti noi dobbiamo scrivere, anzi finire di scrivere, perché un libro sui diritti di una persona non può essere mai terminato: tutti noi dobbiamo contribuire a scriverlo nel modo più giusto.

Samuele Bracchi, classe 2°, Scuola secondaria di 1° di Bardi (Pr)

che ha salvato il Corano

Quel giorno decisi che sarei andato di persona a verificare cosa restasse della vecchia casa disabitata di mio zio, morto già da alcuni anni.
Partii molto presto e dopo un paio d'ore di camminata tra i boschi di castagno, arrivai finalmente alla casa.
Appena entrato, trovai tutto sottosopra: mobili fracassati, vetri infranti, pavimento divelto e molti oggetti rotti sparsi qua e là.
Dopo aver esplorato il pianterreno, decisi di salire ai piani superiori, per verificare se fosse rimasto qualche oggetto che valesse la pena di recuperare.
Per salire dovetti usare la ripida scala che ormai si trovava in pessime condizioni: il legno dei gradini era in gran parte marcito.
Con cautela riuscii a superare la scala e mi trovai al primo piano: nell'unica stanza sul corridoio, trovai un vecchio letto di ferro battuto, un comò ed un armadio che conteneva ancora alcuni vestiti. Senza trovare nulla d'interessante, proseguii la salita.
La soffitta era divisa in tre ambienti. Deluso dai primi due, mi avvicinai ancora pieno di speranza e curiosità al terzo. Non appena fui entrato, vidi davanti a me un vecchio baule. Dopo averlo aperto, ci trovai una scatola marrone legata con un nastro di seta rosso. La aprii con una certa emozione e al suo interno trovai un oggetto che mai avrei sperato di trovare ...
Era un libro. Sulla copertina si leggeva un titolo: “Il Corano”. Presi il volume e sotto di esso trovai una busta chiusa: dopo averne strappato il bordo, estrassi quella che sembrava una semplice lettera e cominciai a leggere.
Nel suo testo mio zio affermava che, dal momento che i libri erano stati messi al bando e in molti casi distrutti, lui aveva deciso di mettere in salvo proprio quello, perché a lui, che era sempre stato ebreo, era servito molto per conoscere un modo di vedere il mondo diverso dal proprio, e sperava che qualcun altro, fin da piccolo, avrebbe potuto avere la sua stessa occasione.
Con una gioia segreta presi in mano il volume, lo infilai nello zaino e me lo portai a casa, per poterlo leggere e capire di cosa parlasse.



Andrea Bradetti, classe 2 B, Scuola secondaria di 1° N. Sauro di Muggia (Ts)
che ha salvato la Bibbia

Sono seduto per terra in questa fitta rete di cunicoli umidi e fradici, ho qualcosa tra le mani, di colore rosso con il bordo oro e delle lettere stampate nella parte esterna.
Sono nell'anno 3075 e mi trovo in quella che era la vecchia città ormai semidistrutta.
Sopra di questa era stata costruita un'altra in vetro e metallo.
Stavo fuggendo dalle guardie e ora stavo rigirando tra le mani la causa della mia fuga.
Con la mente ripensavo a quello che mi aveva detto mio nonno e prima di lui suo nonno: il nostro mondo era stato piano piano fatto "prigioniero" dalle macchine che noi avevamo costruito. Questi robot erano riusciti a costruire un mondo parallelo con una entità dittatoriale che aveva voluto l'eliminazione di tutti i libri esistenti: erano spariti, bruciati, cancellati. A questo scopo erano state distrutte le biblioteche, le scuole, le librerie, le stamperie, le case editrici...
Poi in un secondo tempo era stata cancellata la memoria degli adulti, degli uomini, delle donne, dei ragazzi, finché ora tutto il sapere era stato dimenticato. Questa entità che aveva preso il sopravvento non voleva uomini che pensavano, che ragionavano, che imparavano, che si tramandavano, ma solo degli schiavi obbedienti.
Mentre giravo tra le rovine della vecchia città, sotto un masso avevo scoperto l'ingresso di un vecchio rifugio. Ero entrato e nella polvere avevo trovato quello che i miei avi chiamavano libro.
Da tantissimo tempo nessuno più leggeva, ma mio nonno mi aveva insegnato le parole scritte nella sabbia ( e così tutti prima di lui ).
Ora, piano piano, con uno sforzo tremendo, stavo di nuovo leggendo qualcosa che non si cancellava in un attimo.
Davanti a me apparivano nitide le lettere del titolo, era “la Bibbia”.
Sembrava impossibile, ma dopo migliaia di anni, avevo ritrovato l'unico libro che raccontava la storia dell' uomo fin dalle sue origini.
Ero felice, eccitato ma al tempo stesso spaventato. Iniziai a leggere e capii di aver fatto una scoperta vitale non solo per me ma per tutto il genere umano.
L' uomo non era stato fatto per essere schiavo ma tutto era stato fatto per servirlo.
L'uomo era un essere con le emozioni, non freddo come una macchina ma possedeva una cosa come nessuno: l'amore.
Portai il libro a casa mia pensando a come potevo mostrarlo ai miei compagni e portare a loro una nuova speranza di libertà.
Ad un tratto dei rumori mi fecero sobbalzare, ero stato scoperto. Scappai attraverso il mio passaggio segreto e ora mi trovavo in questo cunicolo, non sapevo più come fare:
sarei mai riuscito a farcela?

LE ALTRE SCUOLE PREMIATE, GLI ALTRI LIBRI SALVATI


Scuola secondaria di 1° di Mondaino (Fo), con Alessandro Dal Maso, 1 B, che ha salvato IL PICCOLO PRINCIPE di Antoine de Saint-Exupéry
Scuola secondaria di 1° Dante Alighieri di Trieste, con Federica Naveri, 3 G, che ha salvato SE QUESTO È UN UOMO di Primo Levi
Scuola secondaria di 1° Santini di Noventa Padovana (Pd), con Lorenzo Saviolo, 2 A, che ha salvato IL GABBIANO JONATHAN LIVINGSTON di Richard Bach
Scuola secondaria di 1° GB Tiepolo di Udine, con Jacopo Gabai, 2 D, che ha salvato L'UOMO CHE PIANTAVA GLI ALBERI di Jean Giono
Scuola secondaria di 1° Poggi di Lerici (Sp), con Lorenzo Secco, 2 C, che ha salvato MATTATOIO N.5 di Kurt Vonnegut
Scuola secondaria di 1° San Francesco di Roma, con Margherita Rocchi, 3 A, che ha salvato IL DIARIO DI ANNA FRANK
Scuola secondaria di 1° di Moie di Maiolati (An), con Elia Serpentini, 2 A, che ha salvato IL RICHIAMO DELLA FORESTA
Scuola secondaria di 1° Carducci-Purgotti di Perugia, con Marianna Pompo, 3 C, che ha salvato l'ODISSEA
Scuola secondaria di 1° Giovanni XXIII di Pianezza (To), con Mattia Chimenti, II E, che ha salvato la COSTITUZIONE ITALIANA
Scuola secondaria di 1° di Bussero (Mi), con Federico Provenzani, 2 C, che ha salvato La STORIA INFINITA di Michael Ende
Scuola secondaria di 1° di Cancello Arnone (Ce), con Alessandro Apuzzo, 1 A, che ha salvato la BIBBIA
Scuola secondaria di 1° di Montagnana (Pd), con Vittoria Petronelli, 3 B, che ha salvato MARGHERITA DOLCEVITA di Stefano Benni
Scuola secondaria di 1° Padre Pino Puglisi di Palermo, con Francesca Migliore, 2 D, che ha salvato COME VIVO ORA di Meg Rosoff
Scuola secondaria di 1° G.B. Rubini di Romano di Lombardia (Bg), con Gloria Piana, 3 D, che ha salvato STARGIRL di Jerry Spinelli
Scuola secondaria di 1° Il Tessitore di Schio (Vi), con Giulia Rigon, 2 rosso, che ha salvato IL BARONE RAMPANTE di Italo Calvino
Scuola secondaria di 1° di Sassoferrato (An), che ha salvato IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO di Dino Buzzati
Scuola secondaria di 1° di Barlassina (Mi), con Alessia Colombo, 2 C, che ha salvato una raccolta di poesie
Scuola secondaria di 1° Giovanni XXIII di Oppeano (Vr), con Giulia Bazzucco, 3 A, che ha salvato la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO
Scuola secondaria di 1° Sacco Boetto-Paglieri di Fossano (Cn), con Stefania Spinelli, 2 D, che ha salvato L'ALTRA FACCIA DEL SILENZIO di Margaret Mahy
Scuola secondaria di 1° Montini di Castelnuovo del Garda (Vr) con Andrei Drilea, 1 C, che ha salvato RICORDI D'INFANZIA di Ion Creanga
Scuola secondaria di 1° Amari-Vinci di Scordia (Ct), con Claudio Lardaruccio, 3 L, che ha salvato HARRY POTTER E LA CAMERA DEI SEGRETI
Scuola secondaria di 1° Calvino di Torino, con Tommaso Tresso, 1 C
Scuola secondaria di 1° Pascoli di Gricignano di Aversa (Ce), con Andrea Martiniello, 2 D, che ha salvato un libro ancora da scrivere
Scuola Unificata di Cuneo, con Giorgia Ghibaudo, 3 F, che ha salvato un libro ancora da leggere
Scuola secondaria di 1° Deledda, di Alghero, con Stefano Tavera, 1 G, che vuole salvarli tutti
Scuola secondaria di 1° Nicoli di Settimo Torinese (To) con Andrea Muccilli, 3 A, che ha salvato un libro di storia ancora da scrivere
Scuola secondaria di 1° di Celenza Valfortore (Fg), con Gianbattista Codianni, 3 A, che ha salvato un dizionario universale


LA CLASSIFICA DEI 10 LIBRI PIÙ “SALVATI”
tra i duecentomila ragazzi che hanno partecipato


Il diario di Anna Frank
Harry Potter
Tre metri sopra il cielo
Il piccolo principe
Geronimo Stilton
La Bibbia
La Divina Commedia
Se questo è un uomo
Cuore
Pinocchio